In primo piano

MESSAGGIO DELLA FRATELLANZA
La terra è un solo paese
siamo onde dello stesso mare
foglie dello stesso albero
fiori dello stesso giardino
( Epigrafe presente nel parco Sicurtà di Valeggio sul Mincio – VR )

E' ormai trascorso un mese da quel primo pomeriggio di venerdì 26 agosto, una delle tante calde giornate estive, in cui abbiamo ricevuto increduli la sconvolgente notizia della morte di Babà Tangara, di soli 30 anni.
"Morto per annegamento nella piscina della tenuta dove da più di due anni lavorava in regola come custode". Così titolavano i giornali, come fosse la cosa più naturale. L'amico Babà, tutt'ora avvolto in un telo in una fredda cella dell'obitorio, potrà raggiungere i familiari non appena rilasceranno la procura che faccia le loro veci per il disbrigo delle complesse pratiche burocratiche.
Babà giunse stremato in Italia su un barcone galleggiante in quel mare opaco divenuto cimitero per migliaia di disperati. Non aveva con sé documenti, né passaporto, timbri dell'Ambasciata. Ora da morto necessita di consenso della famiglia, permessi, nulla osta dell' ufficiale sanitario, dell'Ambasciata..... per essere accompagnato nella calda terra d'Africa ove riposerà per sempre.
Partito per la Libia, come molti altri giovani dei paesi africani più martoriati, Babà lavorava come bracciante finchè qualcuno decise di fare guerra a Gheddafi, l'amico improvvisamente divenuto nemico pericoloso e scomodo. A pagarne le spese però è stata ed è tutt'ora la povera gente, compresi quegli stranieri costretti a scegliere se farsi ammazzare o salire sui barconi già pronti a salpare verso Lampedusa, ormai nota come la terra d'accoglienza. Ma di loro pochi sapevano quale sarebbe stata la destinazione.
Lui e i suoi compagni, sopravvissuti  alla interminabile lunga pericolosa navigazione, dopo una prima accoglienza, identificazione e visita medica, vengono fatti salire in nave fino a Genova e poi su un pullman dirottati a Muzzano nella casa dei salesiani. Dalla calda Africa al "freddo Biellese",  a ridosso delle montagne di lì a poco imbiancate di neve. Per loro questa e tante altre le novità da scoprire e conoscere, portandosi dentro la paura per il vissuto e il sospetto e l'incognita per il domani.  
Una storia una persona, tante storie tante persone che hanno incrociato le nostre vite, che ci hanno insegnato e trasmesso cose da molti volutamente   ignorate o tenute nascoste. Siamo stati interpellati da subito e ci interpellano ora e ancor più nel prossimo futuro. E' bello esserci.
Babà aveva, come altri richiedenti asilo, dato prova di voler superare tutte le difficoltà, in primo luogo della lingua italiana, e, ottenuto il permesso definitivo di soggiorno, era stato assunto con contratto regolare, qui lavorava, lavorava tanto, forse più del dovuto. E nella quiete della Baraggia gli è capitato quel che gli era stato risparmiato in tanti frangenti davvero pericolosi. La sua storia ci pone degli interrogativi e delle domande cui vorremmo dare delle risposte non elusive e tanto meno sbrigative. Lo dobbiamo a lui per l'amicizia, stima e testimonianza, ma soprattutto alla giovane sposa e alla bimba, agli anziani genitori e ai due fratelli cui faremo pervenire il nostro sostegno in danaro, frutto della raccolta di cui parleremo domenica prossima.
Carissimi amici e volontari/e, come abbiamo  detto  il 28 agosto, ci ritroveremo domenica 25 p.v.  a Quaregna verso le ore 17  per ricordare il nostro amico compagno di viaggio, per  pregare aggiornarci raccogliere foto e scritti da inviare alla famiglia.
Fate girare la voce... sarà ancora una volta significativo questo incontro ecumenico e fraterno. Babà sarà contento di saperci  solidali con lui e con  i sui cari. Lo sentiremo vivo in mezzo a noi.
Potremo poi consumare insieme un piatto di riso per cena. Per motivi organizzativi entro sabato 24 a mezzogiorno bisognerebbe dare conferma del numero dei partecipanti alla cena telefonando a Dramane:  3271846309.

 22 settembre 2016 


Preside sfida i genitori: "Ecco il mio decalogo per far fallire la scuola"

di ILARIA VENTURI   La Repubblica 17 settembre 2016

BOLOGNA - In dieci mosse, un genitore può mettere la scuola ko. Basta poco, in fondo: "Evitare di parlare coi docenti, sostituirsi ai figli, giustificarli sempre e comunque, non premiare i loro sforzi, non ascoltarli quando parlano di sé e dei loro problemi". Mosse che ruotano attorno a un'idea chiave: la colpa è sempre della scuola. Ironico e provocatorio, è il decalogo al contrario che Maurizio Lazzarini, preside del liceo scientifico Fermi di Bologna, ha inviato ieri alle famiglie dei suoi 1.500 studenti.
Abituato a dare il benvenuto ai nuovi studenti con una copia della Costituzione, stavolta Lazzarini ha pensato a una Carta per i genitori, sollevando con toni garbati un tema serissimo: quello del rapporto sempre più conflittuale tra scuola e genitori. "Il dialogo con le famiglie dei miei alunni è ottimo, o non mi sarei mai permesso di scrivere una lettera così. L'ho fatto per suscitare una riflessione", premette il preside intraprendente che quest'anno si è inventato pure i "tutor": 28 tra maturandi e genitori.

"Mando tutti gli anni una lettera di saluto; è l'occasione per fare un bilancio, tirare le somme". E le orecchie. Stavolta a mamme e papà, con una sorta di istruzioni alla rovescia. Per ricordare loro che quello che fanno (e non dovrebbero), quando affrontano la scuola, più o meno consapevolmente, come un nemico da cui difendersi, può ottenere un effetto persino superiore alle aspettative: renderla "innocua", ossia farne fallire la missione educativa. "I comportamenti che cito restano quelli di una minoranza, ma crescono in modo esponenziale. E fanno male". La scuola perde, scrive il preside nel decalogo, se i genitori evitano ai figli le esperienze che potrebbero metterli in difficoltà, se "credono loro anche contro l'evidenza". Ma anche se non li sostengono "nel loro impegno quotidiano (quanta fatica...) ", e danno "più importanza al voto che alle cose che imparano e alla loro crescita".

Tanti gli esempi concreti vissuti tra le mura del liceo. "Prima di arrivare a una bocciatura mandiamo lettere, c'è il registro elettronico. Invece, spesso, solo dopo vedi comparire il genitore, che ti dice: ma perché non mi avete telefonato? ". La via è un'altra, suggerisce Lazzarini, e non può che essere la collaborazione, perché "al dialogo non c'è alternativa". "Non c'è divario tra vita e formazione, come devono pensare quei genitori che rifiutano di far fare ai figli i compiti delle vacanze argomentando che "loro" li fanno crescere mentre "noi" trasmettiamo solo nozioni. Se passa quest'idea, salta un patto di fiducia essenziale per la crescita dei ragazzi. Viene meno il senso della scuola, il suo ruolo sociale, già riconosciuto sempre meno".
Agli studenti, Lazzarini ha dedicato un brano di Charlie Chaplin per invitarli a sorridere. Ai genitori cita Bertrand Russell sull'importanza della collaborazione. E invece si compete, genitori e prof: "Le famiglie delegano sempre più agli insegnanti, ma solo fino a prova contraria". È la scuola, dice, a "responsabilità illimitata": "Appena qualcosa non va, attaccano. Anche per questo ho pensato al decalogo. Siccome a scuola valori e comportamenti non sono dati per sempre, perché tra i banchi scorrono le generazioni, allora certe cose è meglio dirsele, rinnovare ogni anno la stretta di mano. Con un sorriso".

 
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RESISTIAMO ALLA GUERRA!

La guerra continua e ci minaccia sempre più da vicino. Resistiamo alla guerra!
Non lasciamoci coinvolgere! Fermiamola!
Da più di cinque anni, la guerra che sta devastando tante parti del mondo infuria anche in Libia, a pochi chilometri da casa nostra. In Libia si scontrano molte milizie, gruppi criminali, paesi e interessi. La posta in gioco è il controllo di un territorio ricco di gas e di petrolio, la gestione del traffico dei migranti, della droga e delle armi. Il problema è politico ma tutti lo continuano ad affrontare con le bombe, provocando un disastro sempre più grande.
La decisione americana di intervenire direttamente con nuovi bombardamenti è il segno dell'escalation in corso. Dicono che stanno combattendo lo stato islamico ma la guerra non ha mai risolto un solo problema senza crearne di peggiori. Anche questa volta dicono che durerà poco ma di tutte le guerre contemporanee conosciamo solo la data d'inizio. Dicono che non ci sono alternative ma è solo un altro modo per dire che la guerra è la sola cosa che sanno fare. Anche nei giorni scorsi, Papa Francesco ha denunciato la terza guerra mondiale in corso: una guerra a pezzi combattuta per interessi, per i soldi, per le risorse della natura, per il dominio dei popoli.
Per fermarla ci sono molte cose da fare. La prima è non combatterla.Resistere alla pressione di chi ci vorrebbe risucchiare in quel vortice. Rifiutare ogni forma di coinvolgimento.Partecipare alla guerra in Libia non ci metterà al sicuro ma ci esporrà a nuovi pericoli.
E' tempo di riconoscere che il primo interesse concreto, vitale, dell'Italia è la pace. Solo con la pace abbiamo la possibilità di assicurare sviluppo e benessere per tutti. Per questo l'Italia deve agire concretamente, con coraggio, determinazione e insistenza, con una strategia e obiettivi definiti, cercando ogni strada per fermare le tante guerre in corso in Libia, nel Mediterraneo, nel vicino oriente e in Africa.
Ma non si può parlare di pace e fare la guerra.
Resistere alla guerra, soccorrere le vittime, proteggere la popolazione, accogliere i rifugiati, contrastare i traffici di ami, riunire tutte le istituzioni e forze sociali che vogliono la pace, aprire un dialogo costruttivo con tutti, mobilitare tutte le risorse della politica, della diplomazia e della società civile... le strade della pace sono difficili ma non impossibili. Percorriamole tutte, prima che sia troppo tardi.

Noi ci sentiamo responsabili e vogliamo fare la nostra parte. Poco o tanto che sia.

Domenica 9 ottobre marceremo assieme da Perugia ad Assisi per fermare le guerre e i violenti.
Se davvero vuoi la pace, devi esserci anche tu.
Tavola della pace - Rete della pace - Flavio Lotti - Sergio Bassoli - d. Luigi Ciotti - p. Alex Zanotelli - p. Egidio Canil
Invia la tua adesione al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via Della Viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890 - cell. 335.6590356 - fax 075/5739337 - mail segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it
Perugia, 6 agosto 2016

 

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Baba Tangara, partito dalla Costa d'Avorio, dove ha lasciato la famiglia, passando dalla Libia è approdato in Sicilia e poi dirottato a Muzzano nel 2011 con altri 48 profughi. La sua storia è drammatica come quella di tanti suoi amici africani. Da qualche anno lavorava come custode in una cascina del cossatese, con contratto regolare avendo ottenuto il permesso di soggiorno definitivo. Dopo aver coronato il sogno del matrimonio, orgoglioso ci mostrava la foto della sposa e della bimba di pochi mesi ora in mali con altri familiari...

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      da AVVENIRE 18 settembre 2016

«Siamo sacerdoti, religiosi e religiose impegnati da anni con le nostre comunità e i nostri gruppi a far incontrare le fatiche degli uomini con la tenerezza di Dio». «Sentiamo la responsabilità di ribadire insieme le nostre scelte, e con le nostre comunità, come Maria, vogliamo impegnarci a riconoscere e a essere strumenti dell’azione misericordiosa e capovolgente di Dio che ' rovescia i potenti dai troni e rimanda a mani vuote i ricchi' ( Lc 1,52-53), perché anche noi come il profeta Geremia nello scrutare questi orizzonti incerti, con gli occhi pieni di speranza vogliamo sussurrare al mondo: ' Vedo un ramo di mandorlo' ( Ger 1,11)»...

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Scelte evangeliche per un cammino di liberazione
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Siamo sacerdoti, religiosi e religiose impegnati da anni con le nostre comunità e i nostri gruppi a far incontrare le fatiche degli uomini con la tenerezza di Dio, ci sentiamo sollecitati dal Magistero e dall’azione di Papa Francesco a favore degli ultimi e degli emarginati, ci poniamo sulla scia dell’impegno sottoscritto nel “Patto delle catacombe” da numerosi vescovi partecipanti al Concilio Vaticano II, ci ritroviamo alla fine di un percorso di riflessione e di preghiera che dura da molti mesi,...

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