Natale: la Comunione ad un fratello musulmano

02-01-2010 - Notizie

Natale: la Comunione ad un fratello musulmano
Vi racconto, senza enfasi o giri di parole, quanto ho vissuto nel Natale da poco celebrato.
comunione2_400Un fratello marocchino, di fede mussulmana, alla vigilia di Natale mi chiese se potevo aiutarlo a capire come noi cristiani avremmo pregato a Natale in chiesa. Non avendo materialmente il tempo, gli ho dato il foglio dei canti, dicendogli che, dopo le festività, avremmo trovato il modo per farlo. Per di più la poca familiarità con la lingua italiana mi rendeva difficile anche solo avviare un discorso. Ho intuito che avrebbe preso parte alla celebrazione. Infatti lo vedo presente alla messa, attento e raccolto, con il foglio tra le mani. Al momento della Comunione, si mette in fila come gli altri fedeli e giunto davanti a me, allunga la mano sulla quale depongo il pane consacrato dicendo "il corpo di Cristo", non ricevendo, ovviamente, risposta alcuna. Avevo da subito pensato che Gesù non avrebbe escluso nessuno da quel dono. Mi ha colpito la grande dignità e compostezza anche nel momento in cui, avviandosi verso il banco, ha messo nella tasca della giacca l'ostia consacrata. Pensai che alla fine della messa, alla scambio degli auguri, avrei avuto l'occasione per dirgli almeno che si doveva mangiare. Così avvenne. Non mi sfiorò minimamente il pensiero del sacrilegio, della profanazione, dell'indegnità, di un divieto o di un delicato rimprovero. Solo la convinzione che Gesù avrebbe fatto altrettanto, ha accompagnato la mia mano verso la sua, aperta appositamente per accogliere il dono fatto come agli altri presenti. Al termine della celebrazione con lo scambio degli auguri, mi ha offerto anche la possibilità di dirgli che noi cristiani, quel pane non lo portiamo a casa, ma lo mangiamo subito insieme. Aggiunsi soltanto, con molta naturalezza, che non appena avremmo avuto il tempo gli avrei detto il perché. Mi pareva tutto surreale, come il mistero della nascita di Gesù. E tutto allo stesso tempo semplice, naturale, banale. E perché avrei dovuto guastare quel gesto spontaneo di condivisione, di comunione, di partecipazione, aggiungendo altre parole, sia pure nella inconsapevolezza, da parte sua, del cosiddetto mistero della "transustanziazione"?
E intanto mi ricordavo che Gesù, scegliendo di sedere a mensa coi peccatori, accogliendo donne e bambini, avvicinando malati e samaritani (cioè i senza dio), ha rotto gli schemi dei cosiddetti "puri", "regolari", benpensanti. E ci ha indicato la strada dell'accoglienza concreta, di un reale dialogo interreligioso, di un possibile "ecumenismo". Sopra la legge (e le tante regole) Gesù ha posto sempre l'essere umano, uomini e donne, in uguaglianza di condizioni.
Rientrando a casa, la notte, mi sentivo rincuorato per quel Dono che il Signore mi aveva fatto, inviandomi un fratello da accogliere e da nutrire anche con il Pane di Vita.
E la cosa si ripete il giorno di Natale, e poi anche stamane, festa della Madre di Gesù e giornata della pace, primo giorno di un nuovo anno. E pensai: questo gesto semplice, ripetuto e rinnovato, non richiedeva altre parole per spiegare la reciprocità e il rispetto.
Più faticoso e impegnativo, da domani in poi, usare l'italiano (o un po' di francese) per tentare una spiegazione teologica, dogmatica del mistero eucaristico. E sarà mio dovere farlo.
Il buon Dio, che ha messo sulla mia strada questo fratello musulmano, mi accompagni e mi illumini perché io possa, rispettando la fede di questo fratello, raccontare delicatamente il Vangelo e la Persona di Gesù.
Il mio sentire in questi giorni: un Natale unico, forse irrepetibile, ricco di novità, bello per me, per questo fratello, che vorrei continuasse a pregare con noi cristiani, pur conservando e partecipandoci la sua religiosità e la sua fede.
Un Natale anche molto significativo per la Comunità e per te, cui ho desiderato raccontare questa esperienza di pura e semplice umanità.
Il 2010 sia dunque un nuovo anno anche per il dialogo interculturale e interreligioso.
don Mario