Domenica 26 novembre 1989: La sera di Maddalena

19-12-2025 - Notizie

Quest’anno ho ripescato quanto pubblicai tanto tempo fa raccontando di una mia esperienza che ritengo eloquente per parlare di un Sacramento messo quasi nel dimenticatoio, e non è il solo. Lo condivido come augurio per un Natale che ci riporti al significato non solo storico di quanto è accaduto in Palestina, precisamente a Nazareth, più di duemila anni fa, terra da sempre martoriata e oggi devastata da crudeltà allora inimmaginabili, ma anche come invito a interrograci onestamente e coraggiosamente se crediamo davvero in Gesù detto il Cristo?

Domenica 26 novembre 1989: La sera di Maddalena

E’ una domenica come tante, e per di più sera, per di più fredda, una invernale fine giornata in cui la gente si ritira in casa, si riposa, si allieta o si cruccia; poi c’è l’altra gente che potremmo essere noi, quella che il dolore non ha risparmiato, che soffre e muore.

E’ sempre chiusa fuori questa gente, e speriamo di non incontrarla, come speriamo di non incontrare la morte, non subito. Intanto in sordina, in mezzo a noi Lei arriva, per una volta senza clamore, a mostrare un volto di saggio.

Squilla il telefono, un prete cattolico risponde e frettolosamente esce per recarsi al capezzale di una morente ad amministrare i Sacramenti. C’è una sovrapposizione di immagini: pare un medico antico che, afferrata la borsa corre per salvare la vita del malato. Questa volta però la malattia non è tangibile e lo strumento non si adegua alla salute del corpo. L’olio santo, il rituale…. Strano che qualcuno chiami ancora il sacerdote! Ma è poi così stano? E mentre noi elucubriamo e il tempo scorre (il tempo ci sfugge spesso!) qualcuno centellina con lucidità estrema ciò che rimane della vita.

E’ una persona molto anziana, come diciamo per rispetto umano, anzi meglio molto vecchia, che riassume dinnanzi a sé e a Dio tutta la sua vita in questa fredda serata, e mentre il suo pensiero ripercorre veloce i suoi novant’anni trascorsi, poiché lo ha ben addestrato, non trascura di ringraziare il Padre che l’ha creato, che tutto le ha donato e a cui ora fa ritorno. E il suo ritorno è gioioso come quello di un bimbo fiducioso, che certo non si sottrae all’abbraccio del Padre, all’incontro atteso da sempre e per l’emozione si dimentica di domandargli perché per tanto tempo l’ha abbandonata quaggiù.

Rientra il sacerdote, ha compiuto la sua missione, offrendo con il gesto umano dell’Unzione degli infermi e del Viatico, il perdono e la purificazione divini. Bene sapeva la nonnina che non avrebbe rivisto l’alba e che non è possibile calcare la terra senza sporcarsi, senza peccare, e ancora una volta si è voluta preparare con la stessa cura con cui la domenica mattina riassettava i suoi capelli bianchi per recarsi alla santa Messa e accostarsi all’Eucarestia.

Nella notte la vecchina morirà, così come, senza grandi infermità, aveva presentito. Noi rimaniamo stupiti e tremanti di fronte al suo amore per i piccoli gesti umani e tanto più di fronte al suo filiale e totale amore per Dio.

Come in un film rivedo e rivivo quella indimenticabile sera di novembre e vorrei rimuovere il nostro tempo segnato da brutali e insensate guerre, da linguaggi e comportamenti aggressivi e sprezzanti come non mai, per ritrovare gesti, parole, pensieri, atteggiamenti accoglienti, frutto di una fede semplice e serena, in vista dell’anno 2026 che flebilmente osiamo augurarci benevolo.

don Mario Marchiori - Natale 2025