La settimana de La Porta di Vetro - 9 marzo

09-03-2026 - Notizie

Care amiche e cari amici,

 

l'ennesima settimana di guerra, che ci lasciamo alle spalle, non può che lasciarci inquieti, mentre il panorama internazionale appare quanto mai precario.
Come giustamente riassunto nell’Editoriale della Domenica di Libero Ciuffreda, l'umanità sembra oggi "seduta su un vulcano". Le guerre non sono più solo cronaca lontana, ma contaminano territori, acque e cieli, lasciando dietro di sé macerie e un senso di smarrimento collettivo.

L'amara constatazione di Alberto Scafella è che oggi bastano tre uomini per incendiare il pianeta: uno a Washington, uno a Gerusalemme, uno a Teheran". Pianeta che, peraltro, sembrava già sufficientemente in fiamme prima dell'ennesimo, scellerato, conflitto.

 

Si tratta, sostanzialmente, dell'ennesimo conferma di quanto aveva dichiarato pubblicamente il Primo Ministro Canadese Mark Carney solo pochi mesi fa: l'ordine liberale è morto, rimpiazzato da coercizione e logica di potenza.

Come scrive Stefano Rossi, è ormai evidente il crollo dell’ordine internazionale liberale, in favore di un sistema multipolare competitivo, segnato dal ritorno della politica di potenza di stampo ottocentesco. Una logica nella quale rischia persino di sembrare ragionevole la posizione di Emmanuel Macron, che propone una nuova dottrina nucleare francese, forse in maniera ben intenzionato rispetto ai partner europei, dimenticandosi una lezione del Novecento: la divisione del mondo in stati sovrani, l’indebolimento dell’organizzazione internazionale e dell’ordine mondiale basato sulle regole conduce strutturalmente alla guerra. 

 

In questo clima di tensione, è peraltro ormai quasi impossibile riconoscere "nemici e alleati", soprattutto degli Stati Uniti: l'intervento di Indiscreto Controcorrente mette in luce la "vis denigratoria" del leader americano verso gli alleati europei, come lo spagnolo Sanchez e il britannico Starmer, colpevoli di non allinearsi alla strategia bellica contro l'Iran.

 

Ma se questo ennesimo capitolo bellico sembra ancora lontano dalla sua conclusione - e ogni previsione sarebbe quindi avventata - possiamo affermare, con una certa dose di sicurezza, che il secondo principio della termodinamica, quello dell'entropia/direzione, sia drammaticamente applicabile ai nostri tempi.

I processi naturali - e, conseguentemente, quelli storici - hanno una direzione precisa e aumentano l'entropia dell'universo. 

Il che non significa, come vorrebbero le leggi fisiche, che siano necessariamente irreversibili; ma, "tornare indietro", ricostruire quando distrutto in poche ore o pochi giorni, ricreare una comunità internazionale che - per quanto imperfetta - aveva garantito uno dei periodi di stabilità più lunghi della storia dell'uomo, prevederà una sforzo titanico e una classe dirigente all'altezza di quella che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, era stata in grado di costruirlo.

Sperando che non sia necessario un nuovo conflitto globale per arrivare a quell'esito, perché viste potenze e tecnologie in campo, potremmo non essere in gradi di farlo. 

 

Come sintetizza Savino Pezzotta, per il momento viviamo un paradosso: la violenza del regime e la violenza contro il regime si alimentano a vicenda, in un ciclo che non libera nessuno e non porta sicurezza a nessuno. E la democrazia non si difende valutando una aggressione sulla base delle convenienze.

E come giustamente sottolinea ancora lo stesso Pezzotta, anche le scelte comunicative intorno a questo conflitto rivelano tendenze allarmanti, perché "l’attendismo mediatico, il vedere gli sviluppi  è una forma di deresponsabilizzazione che rende la forza un’abitudine e la guerra una possibilità sempre pronta".

 

In questo contesto di orrore e dolore, la ricorrenza dell’8 marzo ha assunto un significato che va oltre la semplice celebrazione, senza voler necessariamente caricarlo di significato retorico. 

Piera Egidi Bouchard ci ha offerto una doppia riflessione in questo senso: da un lato, il recupero delle radici storiche della Giornata Internazionale della Donna (tra i tragici incendi di New York del 1908 e 1911); dall'altro, un appello affinché l’8 marzo diventi un momento di preghiera e azione per la pace.
Ma soprattutto, offre uno spunto per la riflessione attraverso il racconto delle tante iniziative "dal basso", che dimostrano una vitalità sociale che i grandi media spesso ignorano, e che rappresenta l'unico vero argine alla distruzione, perché la democrazia si cura anche attraverso la manutenzione della quotidianità.

Di fronte a "orrore e dolore", abbandonarsi al nichilismo sarebbe semplice, financo scontato; di fronte all'arroganza e alla noncuranza di chi scatena conflitti senza avere una minima idea degli obiettivi da raggiungere, della strategia da perseguire per farli, dei risultati che si auspica (e, in questo senso, è particolarmente allarmante osservare Trump che cerca, quotidianamente, uno spiegazione logica delle sue azioni, quasi come se lui stesso cercasse di capirlo in tempo reale), il senso di impotenza dei cittadini non può che aumentare. 
Eppure, al di là del momento del voto e della scelta di chi potrebbe e dovrebbe rappresentarci, la "manutenzione" della democrazia attraverso il quotidiano sembra oggi più importante che mai.

E allora, tornano di estrema attualità vecchi slogan, uno su tutti: "studiare è un dovere, lottare è un diritto". E chi sforna a ripetizione leggi sulla sicurezza alla stessa stregua delle inefficaci grida manzoniane, si rassegni: non smetteremo mai di credere nel diritto ad avere spazi di libertà individuali e collettivi.

Nel suo piccolo, la Porta di Vetro prova, attraverso l'analisi e il confronto, a contribuire, cercando quegli sprazzi di luce e ragione necessari per non cedere allo sconforto.

 

Buone letture e grazie per l'attenzione,

A lunedì prossimo