
Care amiche e cari amici,
al centro del dibattito nell'ultima settimana, com'era prevedibile, è restato l'esito del recente referendum sulla giustizia, un voto che ha scosso le fondamenta del Governo Meloni.
Non era però prevedibile l'ampiezza delle conseguenze sulla compagine governativa, con quelle che i quotidiani hanno prontamente definito delle "pulizie di primavera", prima dentro Fratelli d'Italia e successivamente dentro Forza Italia.
Come ha scritto l'Indiscreto Controcorrente, mentre il Paese interroga le istituzioni, la politica sembra rispondere con un valzer di poltrone, con la "carica dei dimissionati" che ha colpito il sottosegretario Delmastro, la Capo di Gabinetto Bartolozzi, la Ministra Santanché e la Vice-Presidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, che con le sue dimissioni solo parziali è stata protagonista di un gioco di maschere pirandelliano, che cerca di nascondere la caduta del potere dietro una ritrovata, e forse fittizia, verginità politica.
Torna tristemente attuale, in particolare pensando al contesto internazionale - con il nuovo fronte del conflitto in Medio Oriente che perdura da ormai più di un mese - la diagnosi di Ennio Flaiano: "la situazione politica è grave, ma non è seria)
L'inadeguatezza della politica è sottolineata anche da Marcello Croce, secondo cui la sconfitta dei "Sì" non è solo un dato tecnico, ma mette a nudo i limiti di un esecutivo prigioniero di una logica elettoralistica, incapace di rispondere con paradigmi nuovi a un tempo storico dominato da emergenze internazionali e mutamenti profondi.
Questa distanza tra il "palazzo" e il Paese reale trova un'eco potente nella riflessione di Savino Pezzotta, secondo cui il "No" uscito dalle urne è stato un "grido umano": il rifiuto di una politica che riduce la vita a grafici, ignorando i volti di chi vive il lavoro e la precarietà.
A metà tra il contributo politico e quello pedagogico, vi suggeriamo poi di rileggere l'articolo di Mariella Fassino, ispirato dal celebre libro della psicoterapeuta Asha Phillips: "i no che aiutano a crescere".
Per completare l'analisi della compagine di governo, solo apparentemente più tranquilla sembra essere la posizione della Lega, che tuttavia - proprio nei giorni antecedenti al voto - ha dovuto affrontare la scomparsa del suo fondatore.
E propro sulla figura di Umberto Bossi e sulla trasformazione del suo partito si è concentrata l'analisi di Michele Sabatino, sottolineando le contraddizioni evidenti tra la Lega di Salvini e le sue intenzioni originarie, ma anche e soprattutto il cambiamento avviato dallo stesso Bossi, rispetto ai principi originali della Lega, dalla critica alla corruzione alla richiesta di autonomia, passando per il celebre "mai con i fascisti, mai con i nipoti dei fascisti", che ha aperto la strada ud una trasformazione del suo movimento che oggi lo rende "per molti aspetti, quasi irriconoscibile rispetto alle origini".
Ma il senso di incertezza non riguarda solo i palazzi romani, anzi. In soccorso, ci giunge Michele Corrado, che analizza razionalmente la situazione in campo in Medio Oriente, fornenoci strumenti utili per capire meglio quanto sta accadendo e quanto accadrà..
Nel frattempo, dal punto di vista economico, l'incertezza si riflette anche e soprattutto sull'economia, finanziaria o reale. Stefano E. Rossi ci ricorda come oggi "basti la parola" di Trump per influenzare i mercati e il costo della benzina, riportandoci in un'era di "tam-tam tribale" dove l'imprevedibilità globale pesa sulle tasche degli italiani.
In conclusione, vogliamo segnalarvi tre contributi culturali: il primo è quello di Marco Travaglini, che celebra i cento anni di Dario Fo, il "gran giullare" che ha saputo raccontare l'indocilità civile.
Mara Martellotta invece ci segnala poi la monumentale mostra di Nick Brandt, "Il mondo che muore", ospitata alle Gallerie d’Italia a Torino dallo scorso 18 marzo, che rimarrà in esposizione fino al prossimo 6 settembre.
Allo stesso modo, Alberto Ballerino ha scritto per noi della sfida culturale lanciata dalla Fondazione Luigi Longo di Castellazzo Bormida, con sette nuove mostre: dalle provocazioni sull’Intelligenza Artificiale alla memoria di Pasolini e del voto alle donne, il progetto dimostra che l'arte e la memoria sono gli strumenti principi per trasformare il conflitto in risorsa.
Buona settimana, a lunedì prossimo!
