Trump contro il papa...

14-04-2026 - Notizie

13 aprile 2026. Ha il volto sereno Leone XIV quando scende sotto la pioggia dalla scaletta dell’aereo Ita ad Algeri. Non è certo turbato dal rabbioso attacco di Trump, che gli ha riservato con un lungo e durissimo post a poche ore dalla partenza della sua terza visita internazionale. E con i giornalisti commenta le parole dell’inquilino della Casa Bianca contro il primo Pontefice americano della storia. «Non ho paura dell’amministrazione Trump. Il mio messaggio, il messaggio della Chiesa è il Vangelo che voglio annunciare ad alta voce», ripete davanti alle telecamere e ai taccuini. Poi la citazione: «Beati i costruttori di pace». Nessuna volontà di scontro con gli Stati Uniti, comunque. «Non sono un politico e non ho alcuna intenzione di entrare in un dibattito con lui», afferma Leone XIV riferendosi al presidente Usa che però mai rammenta. E prosegue: «Non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva che ha lui». Poi aggiunge: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come qualcuno sta facendo»Quindi ricorda il suo impegno«Io proseguo a parlare forte contro la guerra e a promuovere il dialogo e il multilateralismo fra gli Stati. Troppa gente sta soffrendo oggi. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. Perciò penso che qualcuno debba alzarsi per dire che un’altra via è possibile». È la via della «pace», tiene a far sapere il Papa, «che indico a tutti i leader del mondo» perché «fermino i conflitti».
 
Il tycoon ha accusato Leone XIV di essere un «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», ma anche di alimentare la «paura nei confronti dell’amministrazione Trump». E lo ha minacciato di «darsi una regolata nel suo ruolo», di «usare il buon senso», di «smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico». Nel suo post delirante ha sostenuto che Leone XIV ritiene «accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare». Perché ha più volte condannato l’escalation militare in Medio Oriente voluta dagli Usa e da Israele. E più volte ha scritto: «Non voglio un Papa…». Un Papa che «trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti». Un Papa che «critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia». Inoltre ha chiamato in causa il fratello del Pontefice, Louis, dicendo di preferirlo «di gran lunga» a Leone XIV «perché è totalmente Maga: lui ha capito tutto». Un attacco senza precedenti che allontana come non mai Washington dalla Santa Sede e che arriva a distanza di un giorno dal Rosario per la pace presieduto dal Papa nella Basilica di San Pietro in cui il Papa aveva invitato ad alzare «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», spiegato che «alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio» e assicurato che «la Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo». Riflessioni in cui Trump si è sentito chiamato in causa e che hanno scatenato la sua reazione violenta. (Avvenire 13.4.2026 o.l.)