IV DOMENICA DI PASQUA B

25-04-2021 - Preghiere poesie

IV DOMENICA DI PASQUA  B  e  preghiera dei piccoli

 

Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. [12] Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; [13]egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. [14] Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, [15]come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. [16] E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. [17] Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. [18] Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».  ( Giovanni 10, 11-18)

 

Anche se non compare mai la parola “tenerezza” in questo breve, ma incisivo discorso di Gesù, i cristiani hanno sempre riletto nell’immagine di Gesù Buon Pastore, la tenerezza di Dio che, con il Suo Figlio Gesù, decide di curare, seguire, proteggere e prendersi cura del suo “gregge” e di ognuno di noi. Sin dai tempi delle catacombe, quando i cristiani erano costretti a vivere nella clandestinità per sfuggire alle dure persecuzioni dell’impero Romano, Gesù veniva raffigurato con l’immagine del Buon Pastore che ha ai piedi due pecore, mentre ne tiene un'altra sulle spalle. Era un’immagine del “dio” greco Ermete che guida e protegge il gregge (conosciuta sin dal VII secolo a.C.), non appena però i cristiani l’hanno vista e conosciuta, hanno usato proprio questa raffigurazione per farla diventare l’icona per eccellenza della tenerezza di Dio per tutti noi.

E così, con la forza di un’immagine più eloquente di tanti discorsi, i cristiani di ieri ci hanno comunicato che la fede cristiana non è un manuale di morale o un codice di comportamento che detta regole, premi e sanzioni in base al comportamento di ciascuno. Prima di guidarci sulla libertà dell’agire, il Dio di Gesù ci consegna la certezza che siamo amati, cercati, incontrati da Dio e da Lui accarezzati con tenerezza e abbracciati per ricevere quel perdono rigenerante che ci rende creature nuove. Solo se entriamo nella profondità teologica dell’icona del Buon Pastore nostra fede diventa – prima di tutto – consapevolezza che siamo amati dal Padre, guidati dal Figlio e condotti dallo Spirito Santo.

Ed il messaggio è tanto più bello e profondo quanto più, attorno a noi, sofferenza, fatica, lacrime e dolore sembrano “piegare” la nostra capacità di sperare e di guardare con ottimismo al domani. Siamo tutti stanchi e alcuni di noi sono anche depressi. Ma non possiamo permetterci il lusso di rinunciare alla “tenerezza” che il Signore Gesù riversa su ciascuno di noi per poi guidarci verso i nostri fratelli.

Dare una carezza a chi con gli occhi e con il corpo chiede vicinanza; asciugare una lacrima a chi sta male e non vuole essere giudicato; tacere quando l’altro grida la sua rabbia e la sua disperazione; dimenticare un torto subito e imparare a perdonare, visitare un ammalato e stare accanto a lui anche senza parlare, ridurre un prestito a chi non può restituire quanto ricevuto, condividere ciò che non serve con chi non ha nulla, sono scelte liberanti che abitano dalla parte opposta della debolezza e che rendono forti. Per dirla con le parole di Papa Francesco, sono la vera rivoluzione della tenerezza (Evangelii gaudium, numero 88) di cui abbiamo tutti bisogno per impedire che l’essere “forti” venga confuso con la “fragilità” di chi non sa entrare nei panni dell’altro e non sa commuoversi.

Gesù ha fatto tutto ciò che ha detto e ha vissuto in prima persona il suo discorso. Ha dato tutta la sua vita (fino alla morte di croce) e per tutti noi. Per questo è il buon Pastore: perché ci conosce, perché si occupa di ciascuno di noi e perché dà la vita per le “Sue” pecore. Si noti però la finezza introdotta dall’evangelista: nel presentarsi come il Pastore che dà la vita per le sue pecore, Gesù introduce la figura del mercenario: il falso pastore che non appena vede arrivare il lupo fugge e abbandona il gregge al pericolo e alla dispersione perché “non gli importa delle pecore”. Il confronto tra il Buon Pastore e il mercenario, sembra buttato lì per evidenziare in modo figurato la straordinaria forza dell’amore di Gesù per ciascuno di noi, ma sembra destinato a non essere ripreso dall’evangelista. In modo inatteso, però, al capitolo 18 san Giovanni ci presenta Pilato che, nel goffo tentativo di impedire che altri decidano per lui, sottopone alla folla il famoso quesito su chi liberare in occasione della Pasqua: Gesù o Barabba? Il seguito lo conosciamo: “Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui ma Barabba!»”. E a chi scrive non resta che annotare: “Barabba era un mercenario”. Tra Gesù Buon Pastore e Barabba “mercenario” (il termine “brigante” delle nostre traduzioni è lo stesso utilizzato al capitolo 10 per dire “mercenario”), la folla sceglie il falso pastore: colui al quale non gli importa delle pecore.

L’eucaristia domenicale e l’ascolto della sua Parola ci aiuti a essere, restare e diventare “pecore” che scelgono – sempre – il Buon Pastore che ci ama con la tenerezza che accende in noi la rivoluzione dell’amore. Buona domenica e buon 25 aprile.

 

                                   Preghiera dei piccoli

Caro Gesù,

                  quando la maestra o gli amici mi dicono che sono una pecora, lo fanno solo per sgridarmi o per prendermi in giro (e per me è un rimprovero brutto o un ‘offesa).

Tu invece non hai paura di presentarti come il buon pastore e di ricordarci che noi siamo le “Tue” pecore.

Tu non ci “guardi” come qualcuno pagato per sorvegliarci.

Tu ti occupi di noi e dai la Tua vita per farci stare bene e per proteggerci.

Gesù, oggi ho capito una cosa: è impossibile non essere “pecora”.

Però possiamo sbagliare “pastore” e farci guidare da chi non si occupa di noi.

E sai perché mi fido di Te come Pastore?

Perché Ti sei fatto agnello (come noi) per capirci meglio.

Gesù se vedi che seguo altri pastori, fammi sentire la Tua voce e fa che la Tua Parola mi riporti a Te.

Grazie Gesù.