XXVII DOMENICA ANNO C

02-10-2022 - Preghiere poesie

XXVII DOMENICA ANNO C  con preghiera dei piccoli

Dal Vangelo secondo Luca  17, 5 – 10  

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

L’umanità di Gesù affascina e suscita simpatia in chi lo ascolta. Su un aspetto  – però – il “parlare” dello scomodo Maestro di Gerusalemme sembra impraticabile: sul tema del perdono. Sulla bellezza – astratta – del perdono niente da dire. Quando però si è dalla parte di chi ha subito il torto e si resta feriti dall’arroganza di chi ha fatto il male, il perdono perde tutto il suo fascino. Astio, rancore, risentimento e a volte persino l’odio si radicano nel cuore umano e gettano radici così profonde da risultare non più sradicabili. Sia chiaro: non riuscire a perdonare non è il vissuto di pochi peccatori che non pregano o che non si confrontano con il Vangelo. È esperienza di tutti e di ciascuno. Dei discepoli di Gesù, ma anche degli apostoli. Ed è per questo che non appena Gesù chiede a chi lo segue di perdonare chi commette una colpa sette volte al giorno, gli apostoli formulano questa bellissima preghiera: “Accresci in noi la fede”. Perché intuiscono, capiscono e constatano che il loro cuore – come il nostro – sa amare, ma è ugualmente in grado di serbare rancore e di covare voglia di vendetta senza fermarsi mai. Apostoli e discepoli sanno per esperienza personale che senza un aiuto esterno da parte del  Dio di Gesù non si è in grado – da soli – di fermare il male che c’è in noi così come non si ha nessuna intenzione di passare oltre l’ingiustizia subita. È il dramma e la miseria della nostra umanità. Siamo fatti per il bene, ma siamo così impastati anche con la capacità di fare il male che questa condizione ci sembra ineliminabile dalla nostra vita. Dal grande delle guerre che sembrano inarrestabili (e gli esempi sono sotto i nostri occhi), alle tragedie di faide familiari che seminano morte in contesti comunitari per arrivare poi alle nostre piccole quotidiane ostilità domestiche, lavorative o condominiali: quando si è convinti di essere dalla parte del giusto, nemmeno il Vangelo riesce a spegnere la nostra voglia di non salutare l’altro, di non invitarlo, di parlare male di lui e di serbargli rancore.

Ed eccoci nel cuore della buona notizia:  Accresci in noi la fede è preghiera, annota san Luca, rivolta e indirizzata al “Signore”. Non è un titolo generico. È il nome che ci presenta Gesù come colui che ha vinto il male con il bene e che si è alzato dopo la morte. Il messaggio dell’evangelista è forte e chiaro: quel mare e quella violenza che sembrava inestirpabile, Gesù l’ha incontrato, l’ha subito, ma lo ha “sradicato” dalla Sua storia e lo ha gettato nel profondo del mare che accoglie tutte le negatività della vita. L’immagine del gelso “sradicato” dal terreno e impiantato nel mare è l’immagine (bellissima) che ci annuncia che il nostro cuore può essere realmente liberato dall’odio – grazie alla bontà di Dio – per entrare, con il Signore Gesù che primo fra tutti noi ha vinto il male e la morte, sul terreno della gioia resa piena dal perdono.

Da anni si parla della crisi dell’istituzione chiesa a partire dai tanti (troppi) scandali che hanno ferito le nostre comunità o a causa del calo vocazionale, della mancanza di preti e di partecipanti al rito domenicale. Tutto vero. E ben vengano seminari di studio per capire come arginare e come curare queste nostre “patologie”. Non dimentichiamo però che la vera crisi che affronta oggi la nostra chiesa, è di fede. Non riusciamo più a sentire Gesù come il Signore che ha vinto la morte e che solo Lui ha la forza di “sradicare” dal mio e nostro cuore la mia e nostra voglia di odiare e di opporci ai liberanti istanti del perdono. Si è imposto alla nostra vita il dio denaro: con la sua forza illusoria e poco rassicurante, con i suoi riti (acquisire, contare e accumulare ricchezza), con il Suo Tempio (banche on line, Borse varie e listini illeggibili per i poveri) e il suo Mercato da frequentare sempre, sette giorni su sette e 24 ore giorno.

Ci siamo lentamente allontanati non solo dalla sapienza cristiana (dei nostri nonni) e dai riti della comunità cristiana, ma abbiamo indebolito anche la nostra fede al punto da non riconoscere più, in Gesù, il Signore della nostra vita: Colui che ci insegna a perdonare, a servire senza chiedere ricompense, ad amare e a liberare il cuore dagli idoli che ci tengono in catene. Chiediamo allo Spirito Santo che resti Gesù il Signore della nostra vita e che vengano gettati in mare i tanti idoli che ammalano la nostra fede e che impoveriscono la nostra umanità.

Gettare in mare la nostra capacità di fare il male e liberare dalla violenza del mare chi cerca speranza perché schiacciato da guerre e miseria: il modo migliore per celebrare – domani – la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’Immigrazione.

Buona domenica.

 

 Preghiera dei piccoli

Caro Gesù,

                       per capire bene questo Vangelo sono andato su internet per vedere come è fatta “la pianta di senape” e per riuscire ad immaginarmi un “gelso”.

Te lo dico senza vergogna: non avevo mai visto, prima di oggi, queste piante.

E sai che cosa ho fatto dopo averle trovate? Mi sono fatto stampare da papà l’immagine di un gelso e poi, tutto attorno, gli ho disegnato l’acqua.

Un gelso piantato nel mare: un’idea stupenda. Solo Tu potevi inventare un’immagine così bella.

Anche sapere che a Te basta pochissima fede (come un granello di senape) per fare grandi cose in ognuno di noi, è bello.

Gesù aiutami a capire e a vivere la parola “perdono”.

La catechista ci ha detto che il “perdono” è un “dono per” stare bene. Con il cuore libero dalla rabbia e dalla voglia di vendetta.

Grazie Gesù anche per il dono dei “Nonni”.