UN ALTRO PRESEPE

13-01-2011 - Archivio

I simboli hanno un certo fascino e nascondono continuamente letture sempre differenti.
Ognuno legge, riflette, elabora il simbolo secondo canoni e modalità filtrate dalle proprie cultura e esperienza di vita. Mi sono sempre indignato davanti allo sfruttamento dei simboli, soprattutto religiosi. Il presepe è uno di questi. Quante parole ogni Natale dei nostri politici, pseudo intellettuali e atei più o meno devoti su chi possiede la proprietà di questo simbolo.
Ma nessuno che attualizzi oggi quella capanna di Betlemme nella quotidianità. Mi sta a cuore un presepe vero, il presepe di oggi, senza sorrisi e le belle, pulite, precise statuine. Quello degli emarginati e degli esclusi della nostra società.
Dove sceglierebbe di nascere oggi il Cristo? Quale scenario delle nostre città opulente in tempo di crisi economica? In quale campo nomadi, o periferia urbana? Senza parlare delle zone del pianeta più colpite da guerre o da storiche povertà, mi stanno a cuore i luoghi nascosti dimenticati della mia città. I cunicoli della stazione Ostiense dove giovani afgani vengono sgomberati. Le portinerie ormai dimenticate dei palazzi di proprietà del Vaticano, di diocesi o enti religiosi dove gli sfratti diventano operativi proprio sotto le festività. I palazzi del potere politico dove ogni dicembre sono in discussione le leggi finanziarie, ossigeno per molte famiglia in preda alla crisi economica. Ecco gli scenari possibili per lo sfondo di questo Presepe.
E chi scegliere come pastori? È difficile davvero la scelta. Troppo scontati gli extracomunitari venditori ambulanti nelle nostre strade, le donne vittime, sempre e comunque, da qualsiasi parte le si guardi, delle politiche pro-vita. Scontati come migranti nei panni di Maria e Giuseppe.
I pastori nel mio presepe 2o1o saranno anche le persone omosessuali e soprattutto transessuali, persone sicuramente con la loro dignità e cultura, invisibili e senza diritti perle Chiese di ogni religione e per lo Stato. Persone con la voglia di essere loro stesse, ma private continuamente di questo diritto, di ogni elementare diritto. Emarginate ma ricercate. I pastori di questo 2010 saranno loro, in compagnia dei senza tetto che muoiono, come ogni anno, all'arrivo del primo freddo, con lo stupore, sempre uguale, degli amministratori locali.
Pastori ieri e oggi, comunque persone senza voce, ai margini dei nostri perbenismi, colpite dal potere della Legge. Dei senza diritti, schiacciati ed emarginati negli angoli delle nostre vite. Lo sfondo c'è, i pastori anche. E tutto sarà molto colorato. Il colore di chi soffre ma vive. Il colore di chi combatte per la propria esistenza come persona, soggetto di diritti. Il colore della protesta di
esclusioni assurde. Il colore della gioia del diritto di amare e di essere amato. Il colore della notte, che non è tenebre e morte.
La scena centrale è pronta. Ora in questo mio presepe deve scendere lo stupore, la meraviglia, il silenzio, ma soprattutto la relazione, la relazione tra i vari personaggi, una relazione di accoglienza silenziosa. Una relazione da compagni di strada, da ascoltatori dialoganti, capace di rinnovare e rivoluzionare tutto e tutti. L'ascolto di un silenzio che parla. Nulla allora sarà come prima.
Se questo presepe che mi sta a cuore si realizzasse ogni anno, la nostra Chiesa diventerebbe Altra. Altra nell'accoglienza rispettosa. Altra nella "rottura, eliminazione" del sacro. Altra nella relazione
fraterna. Altra nel dialogo e ascolto reciproco del popolo di Dio. Altra ! E quanto bisogno abbiamo di questa Chiesa Altra!
Fabio Perroni (Cofondatore dell'Ass. LiberaMenteNoi)