Recensione del libro Sognare eresie

04-12-2021 - Notizie

Libri

Il messaggio e i tempi    Luigi Bettazzi: "Sognare eresie. Fede, amore e libertà" (Edizioni Dehoniane, Bologna 2021, pp. 165, euro 12,00)

 

Per il cammino sinodale della Chiesa, questo libro è importante. Il vescovo Luigi Bettazzi compie 98 anni. Scrive un libro all'anno per tenersi vivo e continuare a svilupparsi. In questo Sognare eresie propone il senso vero di "eresia" (scelta, preferenza): «scegliere la formulazione di verità tradizionali in modo nuovo, più agevolmente comprensibile e coinvolgente nella mentalità di oggi» (p. 7). Così, affronta problemi di interpretazione nel primo e nel secondo Testamento, nella persona di Gesù, nella nostra vita cristiana, negli esiti ultimi della nostra esistenza.

Come intendere i racconti della creazione, del peccato originale, dell'elezione di un popolo, della violenza religiosa? La ragione analizza la realtà, l'intelligenza intuisce i valori (p. 14). I vangeli  sono scritti «con parole che vanno comprese nel significato che ad esse davano gli scrittori» (p. 31). Così si interpretano sempre meglio tanti passi del «gioioso annuncio». Incarnazione, Trinità, amore, gioia, il dolore, la teologia del sacrificio espiatorio, sono discusse e spiegate qui in modo serio e semplice, così da risultare un catechismo aggiornato per chi si interroga sui contenuti della fede cristiana.

Gesù è salvatore di tutti: ma chi non è battezzato? Che ne è del limbo tradizionale? Basta la fede? Bettazzi intende che, poiché ogni persona nasce nella grazia (non nel peccato), basta credere, cioè essere aperti a Dio e agli altri, per avere la vita eterna (cfr p. 72-76).

Che cosa è il Regno di Dio, annunciato da Gesù? Viene alla fine di tutto? No, è già in mezzo a noi, è l'umanità descritta nelle beatitudini, aperta a Dio, che è amore e misericordia. La Chiesa è composta dai "convocati", comunità di credenti collegate tra loro. Si formano i vari ministeri-servizi. Col tempo, dopo Teodosio, la Chiesa diventa l'istituzione che conosciamo, e il papa, con lo Stato pontificio, darà alla Chiesa "un volto anche politico", con le relative scissioni, in Oriente e poi in Europa.  La sua forma è "piramidale" fino al Concilio Vaticano II, che «rovescia la piramide ponendo al vertice il popolo di Dio». La gerarchia ha il compito «non di comandare ma di servire». È il contrario del clericalismo che papa Francesco deplora come grande male della Chiesa, e anche di quella emarginazione della donna ereditata dal mondo ebraico.  Allora, «forse si potrà ripensare a nuove impostazioni ministeriali», come fece la Chiesa primitiva aprendosi "alle genti" e battezzando i non circoncisi, su cui era sceso lo Spirito santo prima dell'acqua del battesimo ( Atti degli Apostoli, cap. 10). Purché si veda che la tradizione non è bloccata sul passato, ma inserisce la verità di sempre nel mondo che si evolve (pp. 76-94).

È paradossale che si vedano come eresia anche alcuni modi di pregare. L'Autore scrive sulla preghiera con solidi appoggi biblici ed esperienze semplici e preziose. Tra l'altro ripropone la tradizione della lectio divina, anche indicando il metodo pratico: lettura, meditazione, contemplazione. Nella preghiera, l'amore per Dio e il desiderio di lui, se è sincero, comporta l'amore per i fratelli, specialmente se bisognosi. E richiede l'umiltà, richiede la pace con gli altri - «vai prima a riconciliarti...» - ed è vera anche se silenziosa, nello Spirito santo, nella gratitudine. È farci umanità in ascolto di Dio. E confida: «Spero sempre di intuire un Gesù che mi sorride» (p. 108). La preghiera eterna di Gesù risorto è la nostra preghiera. Gesù assicura che il Padre darà lo Spirito santo a quelli che glielo chiedono (Luca 11,13).

Gesù, morto per amore, è vivo, «uscito dal tempo», ma resta a pregare con la sua Chiesa. L'eucaristia «non è tanto il rito che ci dà la presenza reale davanti a cui poi pregheremo» (...), ma «è appunto la nostra grande preghiera, perché ci unisce alla preghiera eterna di Gesù». Perciò non si assiste, ma si partecipa, si prende parte, perché è la preghiera di tutti, non solo del prete: sarebbe bello che il canone fosse  recitato tutti insieme, come già fanno alcune comunità (p. 118). Paolo parla (1 Cor 11,20) di una cena del Signore che non risulta avere un presbitero che la presieda. Esempi storici (Giappone nel 1600; Amazzonia) mostrano che la Chiesa è popolo di Dio anche quando la gerarchia è assente o presente solo raramente. Si può dire che, come c'è il battesimo di desiderio, così una comunità priva di un ministro ordinato, se rinnova il memoriale dell'Ultima cena, rende presente Gesù con una «eucaristia di desiderio». Perché non consentire la partecipazione all'eucaristia in un'altra confessione cristiana? Sarebbe un'efficace esperienza di ecumenismo. Eresia? Semmai un sogno, un auspicio (p. 122). «La priorità del popolo di Dio sulla gerarchia dovrebbe sconfiggere ogni rivalsa di clericalismo, cioè di predominio del clero sui fedeli».

Venendo poi alle "eresie sociali" - sempre secondo coscienza, nella quale principalmente incontriamo Dio, secondo il Concilio -  l'Autore percorre la propria esperienza: educato alla sottomissione, poi la Fuci, gli studi critici, il Concilio, infine la presidenza di Pax Christi, che lo impegnò sul tema e l'azione per la pace, con la presenza anche in paesi sofferenti per guerre e dittature, poi con l'iniziativa di un dialogo umano e civile con Berlinguer. Altre più recenti "eresie" di Bettazzi sono più note: l'offerta, proibita dal Vaticano, di darsi ostaggio per la liberazione di Aldo Moro; la fama di essere vescovo di sinistra (lui dice "vescovo mancino"...).

Ultimissime eresie? Riflessioni aggiornate su morte, eternità, vita nuova, giudizio finale, paradiso, inferno, corpo spirituale, purgatorio, indulgenze, ecc. Siamo tutti eretici, se eresia significa scelta, perché l'essere umano ha il potere e il dovere di scegliere, entro dati limiti reali, evitando sia la volontà di dominio, sia la sottomissione a forze dominanti. Che cosa è veramente la libertà? Non indifferenza, ma libertà di realizzarsi, libertà di amare. La mia libertà implica la libertà degli altri. La libertà degenera nel «populismo  come derivazione incestuosa della democrazia», quando si accampano diritti senza doveri. Un caso significativo è quello dell'aborto, per il quale si ottiene la non punibilità. L'embrione è già un essere umano? C'è chi lo ritiene solo una parte della madre. La legge italiana distingue tra i primi mesi e gli ultimi. Oggi si ritiene che l'ovulo appena fecondato sia un essere umano allo stato potenziale, subordinato, nell'opinione comune, all'umanità pienamente attuale della madre. Oggi il magistero della Chiesa sposa, almeno per precauzione, la prima tesi: l'ovulo fecondato è un essere umano. Ma c'è una questione stimolante: circa il 40% degli ovuli fecondati viene disperso prima dell'insediamento nell'utero. È possibile che la natura condanni quasi metà dei progetti-uomo a fallire? Il teologo Enrico Chiavacci proponeva l'umanizzazione al formarsi della corteccia cerebrale (secondo-terzo mese), e all'accoglienza dalla madre, che impersona l'umanità. La Chiesa dovrebbe essere consapevole della grande differenza tra le situazioni (contraccezione, aborti) in cui è in gioco l'inizio di una vita umana. Dio non ci comanda solo un ordine  di cose dettato dalla ragione, ma ci apre all'intuizione più ampia, all'amore generoso.

Lo scopo di questo scritto, conclude l'Autore, è ascoltare interrogativi e idee di molte persone, nella comunità cristiana. La tradizione è dinamica, perché l'umanità è multiforme e in costante sviluppo. I profeti disturbano perché vedono avanti. Il solo parlare di quelle intuizioni ha fatto emarginare l'Autore, il quale, all'età che ha, vorrebbe, anche con fatica, proporle al discernimento della comunità. È misterioso il rapporto tra la nostra limitata libertà e l'onniscienza di Dio: noi sappiamo che siamo responsabili e che Dio non soffoca, ma aiuta la nostra libertà, sostenuta e accresciuta dallo Spirito Santo. La "religione" ha il compito di portare questo messaggio fondamentale nella storia, e  «perciò corre il rischio di identificarlo con le modalità temporanee» , di  «rendere perenne ma fragile ciò che è funzionale a quel tempo e a quella umanità». Siamo creati per realizzare la nostra libertà, che cresce in ogni momento, e sarà il nostro io per sempre.

 Enrico Peyretti, 18 novembre 2021