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A RONCO DI COSSATO E A QUAREGNA CERRETO SAN MARTINO RIPRENDIAMO LE CELEBRAZIONI DOMENICALI DELL’EUCARESTIA ALL’APERTO

I parrocchiani delle due Comunità sappiano che al momento non apriamo ancora le chiese per le celebrazioni feriali o domenicali. Non sono pronto e attrezzato per accogliere i fedeli garantendo sicurezza e osservanza delle normative vigenti.

In questi giorni e settimane prevale ancora in molti la paura e la prudenza. E da parte mia ancor più grande la responsabilità.

In questo prolungato digiuno eucaristico (che non significa “non fare la Comunione”) continuiamo a nutrire la nostra fede leggendo e ascoltando la Parola che molti meditano per noi, preghiamo “partecipando” all’Eucarestia davanti al televisore, vedendo in questa fase transitoria un tempo prezioso per riscoprire il senso vero e profondo della Cena del Signore, e per ripensare ad altri modi di relazionarci con il Signore e con Maria di Nazareth, contenendo la rischiosa deriva verso un marianesimo in atto.

Questo “vuoto” possa suscitare nell’intero popolo di Dio, a partire dai vescovi e collaboratori, desiderio e modalità di celebrare in maniera più coinvolgente, partecipativa e anche creativa, rinnovando il linguaggio a volte incomprensibile, non solo nel banchetto eucaristico ma anche negli altri sacramenti, mettendo al centro di tutto il Vangelo di Gesù Cristo e le persone come individui con cui camminare, crescere e sostenerci nelle nostre diversità, sensibilità e fragilità.

Raccogliendo i tanti contributi scritti da teologi, vescovi, sacerdoti , monaci o parroci, auguriamoci che si possa aprire quanto prima un sincero dibattito e un confronto costruttivo sul modello di Chiesa e sul modo di celebrare o di rapportarsi con il Signore recuperando lo spirito e le indicazioni del Concilio Vaticano II in riferimento anche alla Liturgia (SC).

A partire dalla prossima domenica celebreremo all’aperto l’Eucarestia come rendimento di grazie, per ascoltare la Parola di Dio, condividendo il Pane di vita e il pane del nostro quotidiano con i tanti e diversi sapori assaporati nei mesi della pandemia e ancora oggi. Sarà occasione favorevole per raccontarci anche il vissuto. Inizieremo gradualmente con queste due celebrazioni distinte prima di proseguire con un calendario più regolare.

- Domenica 31 maggio (Solennità di Pentecoste): ore 10 nel cortile dell’oratorio di Ronco

- Domenica 7 giugno (Festa della Trinità): ore 10 a ridosso della chiesa di San Martino

- consigliabile portare il copricapo e ovviamente la mascherina e….

- si chiede la collaborazione dei volontari per predisporre tutto il necessario

Confidiamo nel bel tempo!

Sentiamoci solidali sempre con chi è malato, con chi si adopera per curare, con quanti piangono la perdita dei loro cari e con chi ovunque si sente più solo e abbandonato, viviamo con responsabilità, fiducia e speranza l’attesa di un ritorno alla “normalità”, possibilmente rinnovati e arricchiti umanamente e spiritualmente. Quella che stiamo vivendo non è una parentesi. Nulla più sarà come prima, ma noi adoperiamoci davvero per diventare più umani. E per vivere da adulti la nostra fede.

don mario marchiori

 

UNA DIFFICILE E LENTA RISURREZIONE PASQUALE  2020

 

Carissimi parrocchiane e parrocchiani, amiche e amici tutti, cristiani o diversamente credenti, a poche ore dalla celebrazione della Pasqua, vi raggiungo  per un augurio semplice e cordiale. Ho viaggiato molto in questi due mesi costretto a casa, ho percorso tantissime volte le identiche strade passando davanti alle vostre abitazioni immaginando e ricordando il vissuto delle tante persone di ieri e di oggi. Sono andato anche fuori dai confini del territorio, in paesi lontani ove con parenti e amici viviamo la comunione e l’amicizia. Ci siamo raggiunti virtualmente, a volte con telefonate o con scritti per informarci ed esprimere la nostra vicinanza e partecipazione condividendo il nostro sentire. Non è mancata la preghiera a sostegno di quanti sono stati o sono segnati da piccole o grandi croci, per quanti anziani o ancora ammalati guardano al domani con speranza certa di un futuro meno crudele. Noi e l’intera umanità è attraversata da questa durissima, e credo non del tutto inaspettata, pandemia. Ci accomuni la stessa fragilità e la stessa collaborazione responsabile per poter quanto prima  riprendere una vita possibilmente più normale e meno competitiva di come ci eravamo abituati e in parte costretti.
Ho ricordato e ricordo i vostri e i nostri cari. E con poche e semplici parole auguro a voi singolarmente, ai vostri familiari, amici e vicini di casa una Pasqua di Risurrezione  che coinvolga ciascuno nel sognare e voler creare relazioni radicalmente nuove.

Ai ragazzi e ai genitori un invito a non aver paura dei cambiamenti, ma a trasformarli in opportunità incominciando a sognare anche un cammino nuovo per vivere la fede

Nell’attesa di poterci reincontrare presto e di volerci raccontare come abbiamo vissuto questo isolamento forzato e creativo, vi saluto con un abbraccio e un saluto fecondo per chi ne ha più bisogno.

don Mario Marchiori, parroco

 

 

  Le chiese continuano a ripetere un Credo che non ha più significato


"Che cosa dobbiamo pensare dei discorsi escatologici che vengono messi in bocca a lui, i discorsi sul tempo che si è fatto breve? Che cosa dobbiamo pensare di questo?

 I casi sono due: o Gesù in questo si è sbagliato o i redattori del Vangelo la pensano  come la pensava Paolo, almeno nella prima parte della sua missione. Io credo molto di più al Gesù delle nozze di Cana che al Gesù dei discorsi escatologici. Potrà  anche averli fatti, era nello stile dell'epoca. Questa opposizione tra un cristianesimo escatologico e un ebraismo terrestre, che sarebbero le due sponde, su una sola delle quali sta Gesù, tuttavia non mi convince. E qui vorrei fare l'ultimo passo, anche se più che passi sembrano inciampi.

E vorrei dire: queste cristologie  che sono state costruite dal II al VI secolo e poi ancora successivamente elaborate, non devono essere non soltanto aggiornate, ma pure sostituite? Oggi ci sono tanti autori che scrivono opere di cristologia originali e nuove. Le chiese continuano a ripetere un credo di cui Neusner dice che per Gesù¹ andavano bene le prime quattro righe e le ultime due, ma non quelle di mezzo. E quando un cristiano lo dice non sa quello che dice. Pensate solo alla parola sostanza: quanti significati ha oggi la parola sostanza, si va dalla chimica alla fisica, alla cucina, alla patologia a tante altre cose. I nostri antichi ci hanno lasciato una serie di espressioni, di formule (di cui credo fossero molto soddisfatti, convinti di aver chiarito tutto per sempre) che non si possono più cambiare perché sono una delle  tante cose comuni a tutte le chiese, ma che non vogliono dire più niente.

                               Paolo De Benedetti, Quale Gesù?, Morcelliana 2014 pag. 40 

 

MARIA, NOSTRA COMPAGNA DI VIAGGIO di don Tonino Bello

 

Santa Maria, Vergine del mattino, donaci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell' aurora, le speranze del giorno nuovo. Ispiraci parole di coraggio. Non farci tremare la voce quando, a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati che invecchiano il mondo, osiamo annunciare che verranno tempi migliori. Non permettere che sulle nostre labbra il lamento prevalga mai sullo stupore, che lo sconforto sovrasti l'operosità, che lo scetticismo schiacci l'entusiasmo, e che la pesantezza del passato ci impedisca di far credito sul futuro. Aiutaci a scommettere con più audacia sui giovani, e preservaci dalla tentazione di blandirli con la furbizia di sterili parole, consapevoli che solo dalle nostre scelte di autenticità e di coerenza essi saranno disposti ancora a lasciarsi sedurre. Moltiplica le nostre energie perché sappiamo investirle nell'unico affare ancora redditizio sul mercato della civiltà: la prevenzione delle nuove generazioni dai mali atroci che oggi rendono corto il respiro della terra. Da' alle nostre voci la cadenza degli alleluia pasquali. Intridi di sogni le sabbie del nostro realismo. Rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza sul mondo. Aiutaci a comprendere che additare le gemme che spuntano sui rami vale più che piangere sulle foglie che cadono. E infondici la sicurezza di chi già vede l'oriente incendiarsi ai primi raggi del sole.

Santa Maria, Vergine del meriggio, donaci l'ebbrezza della luce. Stiamo fin troppo sperimentando lo spegnersi delle nostre lanterne, e il declinare delle ideologie di potenza, e l'allungarsi delle ombre crepuscolari sugli angusti sentieri della terra, per non sentire la nostalgia del sole meridiano. Strappaci dalla desolazione dello smarrimento e ispiraci l'umiltà della ricerca. Abbevera la nostra arsura di grazia nel cavo della tua mano. Riportaci alla fede che un'altra Madre, povera e buona come te, ci ha trasmesso quando eravamo bambini, e che forse un giorno abbiamo in parte svenduto per una miserabile porzione di lenticchie. Tu, mendicante dello Spirito, riempi le nostre anfore di olio destinato a bruciare dinanzi a Dio: ne abbiamo già fatto ardere troppo davanti agli idoli del deserto. Facci capaci di abbandoni sovrumani in Lui. Tempera le nostre superbie carnali. Fa' che la luce della fede, anche quando assume accenti di denuncia profetica, non ci renda arroganti o presuntuosi, ma ci doni il gaudio della tolleranza e della comprensione. Soprattutto, però, liberaci dalla tragedia che il nostro credere in Dio rimanga estraneo alle scelte concrete di ogni momento sia pubbliche che private, e corra il rischio di non diventare mai carne e sangue sull' altare della ferialità.

Santa Maria, Vergine della sera, Madre dell'ora in cui si fa ritorno a casa, e si assapora la gioia di sentirsi accolti da qualcuno, e si vive la letizia indicibile di sedersi a cena con gli altri, facci il regalo della comunione. Te lo chiediamo per la nostra Chiesa, che non sembra estranea neanch'essa alle lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo, e della chiusura nei perimetri segnati dall'ombra del campanile. Te lo chiediamo per la nostra città, che spesso lo spirito di parte riduce così tanto a terra contesa, che a volte sembra diventata terra di nessuno. Te lo chiediamo per le nostre famiglie, perché il dialogo, l'amore crocifisso, e la fruizione serena degli affetti domestici, le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile. Te lo chiediamo per tutti noi, perché, lontani dalle scomuniche dell'egoismo e dell'isolamento, possiamo stare sempre dalla parte della vita, là dove essa nasce, cresce e muore. Te lo chiediamo per il mondo intero, perché la solidarietà tra i popoli non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali, ma venga riscoperta come l'unico imperativo etico su cui fondare l'umana convivenza. E i poveri possano assidersi, con pari dignità, alla mensa di tutti. E la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani.

Santa Maria, Vergine della notte, noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, e irrompe la prova, e sibila il vento della disperazione, e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni o il freddo delle delusioni, o l'ala severa della morte. Liberaci dai brividi delle tenebre. Nell'ora del nostro Calvario, tu, che hai sperimentato l'eclisse del sole, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà. Alleggerisci con carezze di madre la sofferenza dei malati. Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo. Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti, e offri loro la spalla perché vi poggino il capo. Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la fiducia nella vita. Ripeti ancora oggi la canzone del Magnifìcat, e annuncia straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra. Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure. Anzi, se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a noi e ci sussurrerai che anche tu, Vergine dell'avvento, stai aspettando la luce, le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto. E sveglieremo insieme l'aurora. Così sia.

Tratto da don Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni (Edizioni San Paolo)

 

3 marzo 2020 - DIALOGHI INTORNO AL “CANTICO DEI CANTICI” con Lidia Maggi e Angelo Reginato, pastora e pastore battista

 

 

 

28 gennaio 2020 - Antonietta Potente

 


 

Nelle sezioni Archivio audio e video, online le registrazioni delle serate del 2019


 

“Se volete conoscere il regno di Dio, non lo dovete cercare lontano né andare in altri paesi. Esso è vicino a te, se vuoi; anzi non è soltanto presso di te, ma in te; poiché onestà, umiltà, verità, purezza e ogni virtù (questo è il vero regno di Dio) non si possono andare a prendere in altri paesi o di là dai mari, ma devono sorgere nel cuore”.
(Martin Lutero)

 

“Le Chiese sono state molto litigiose, si sono scomunicate, si sono negate, si sono fatte concorrenza scandalizzando il mondo, però poi è accaduto qualcosa: abbiamo ricevuto il dono dell’ecumenismo! “
(Lidia Maggi)

 

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ANCHE NOI VOGLIAMO BENE AL PAPA E A BOSE

BOSE: DISCERNIMENTO

   Sono a conoscenza di fatti ed eventi che riguardano Bose e la sua incresciosa vicenda. Inutile dire che anche sotto tortura non rivelerò le fonti che garantisco certe.  Di altri fatti e circostanze non posso parlare senza svelarne l’origine. Chi mi conosce sa che può fidarsi perché ne va della mia credibilità e onestà: amo sempre la verità e la trasparenza e proprio perché parlo apertamente, molto spesso pago prezzi esorbitanti, ma questo è un problema mio...

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"La terra diventi una sola famiglia". Nella domenica di Pentecoste, la Comunità di Bose pubblica sulla sua pagina web, parole il cui significato sembra avere una curiosa valenza. Il terremoto che ha scosso le quiete apparente del monastero di Magnano, con l’allontanamento del suo fondatore e di alcuni suoi fedelissimi, fa discutere. E come un sasso nello stagno le riflessioni dal capoluogo si sono estese a tutto il mondo spirituale, cristiano e ortodosso e ai tanti frequentatori delle cinque sedi sparse in Italia...

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«È ora che la Chiesa cattolica chieda scusa alle donne»

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Enzo Bianchi lascia la Comunità di Bose

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