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14 novembre 2022 - PROF LUIGINO BRUNI - L'economia che fa vivere

 

 

 papa Francesco, Angelus del 30 ottobre 2022

«Fratelli, sorelle, ricordiamoci questo: lo sguardo di Dio non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare. E se a volte ci sentiamo persone di bassa statura, non all’altezza delle sfide della vita e tanto meno del Vangelo, impantanati nei problemi e nei peccati, Gesù ci guarda sempre con amore; come con Zaccheo ci viene incontro, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, viene a casa nostra. Allora possiamo chiederci: come guardiamo a noi stessi? Ci sentiamo inadeguati e ci rassegniamo, oppure proprio lì, quando ci sentiamo giù, cerchiamo l’incontro con Gesù? E poi: che sguardo abbiamo verso coloro che hanno sbagliato e faticano a rialzarsi dalla polvere dei loro errori? È uno sguardo dall’alto, che giudica, disprezza, che esclude? Ricordiamoci che è lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi: niente di più. Soltanto in questo è lecito guardare dall’alto in basso. Ma noi cristiani dobbiamo avere lo sguardo di Cristo, che abbraccia dal basso, che cerca chi è perduto, con compassione. Questo è, e dev’essere, lo sguardo della Chiesa, sempre, lo sguardo di Cristo, non lo sguardo condannatore».

 

 

In quale dio si crede?

Oggi il problema non è l'ateismo. Il vero problema è: in quale Dio si crede. Io non credo in Dio; credo solo nel Dio di Gesù Cristo, nel Dio degli umili, degli oppressi, nel Dio per l'uomo, fratello di tutti gli uomini, che anzi si offre perché tutti vivano, ecc.

Gesù Cristo è ucciso in nome di Dio; del Dio sbagliato, naturalmente.

Anche S. Paolo dice: "Io per dar gloria a Dio, volevo metter a morte tutti i cristiani" (Gal 1,13-14).

Ma poi diventa cieco.

L'uomo sbagliato

Un altro pericolo, uguale al primo (falso concetto di Dio), è il falso concetto di uomo. Bisognerebbe che ciascuno di noi pensasse di rispondere a questa domanda: cosa pensi di te stesso? Come di concepisci?

L'uomo sbagliato è una conseguenza del Dio sbagliato. Si ha l'uomo sbagliato quando questi si crede un assoluto, si crede l'unica fonte del bene e del male; si crede autonomo, padrone di fare quello che vuole. Da qui nasce l'arbitrarietà, il sopruso, la sopraffazione, la strumentalizzazione dei valori, la devastazione, fino all'autodistruzione.

David Maria Turoldo, La guerra sconfitta di Dio, Ed.Colibrì

 


L’iniziativa “Una Chiesa a più voci”, lanciata nel 2007 nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale, ha finora realizzato centinaia di serate e diverse domeniche con la presenza di relatori qualificati, con toccanti testimonianze di vita e temi anche scottanti, suscitando solitamente grande interesse e qualche prevedibile dissenso. Incontri stimolanti, arricchenti e apprezzati da quanti, liberamente e responsabilmente, hanno partecipato e ci chiedono di continuare ad offrire nuove opportunità di ascolto per approfondire, conoscere, confrontarsi sui diversi argomenti, problematiche e proposte che interpellano credenti e non credenti, in uno spirito di rispetto per le singole sensibilità e cammini di crescita umana e spirituale, in un contesto di Chiesa e di società sempre in continua evoluzione.

Ostinati e convinti sostenitori del Concilio vaticano II e delle sue grandi aperture e innovazioni pastorali, leggeremo e ci confronteremo attentamente,  consapevoli che siamo chiamati al servizio del vangelo e non viceversa. Qualcosa che è possibile e necessario fare anche quando non ci fossero spazi istituzionali e parrocchiali disponibili.

Nel sito www.unachiesaapiuvoci.it troverete prossimamente le date delle serate in calendario per il nuovo anno 2022. E aggiornamenti con articoli e riflessioni sull’attualità.

 

I DOMENICA DI AVVENTO  ANNO A con preghiera dei piccoli

Dal Vangelo secondo Matteo 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Un dato è certo: se la Chiesa italiana mettesse in atto le strategie proposte da alcuni partiti per porre un rimedio al calo di partecipazione alla vita sacramentale di cui siamo tutti testimoni, le nostre comunità cristiane si svuoterebbe nel giro di pochi mesi. Anche perché fede e sacramenti – per volontà del Signore Gesù e del suo Vangelo – non si acquistano. Illudersi che la partecipazione alla vita cristiana possa aumentare grazie ad incentivi economici, significa non sapere che il movimento della fede è – per sua natura – sganciato da incentivi monetari, da mance e da retribuzioni di qualsiasi tipo. Sposarsi in chiesa significa, per due battezzati che vogliono camminare insieme per il resto della vita, riconoscere che la loro sfida è possibile solo se restano immersi nella comunità di cui fanno parte e dalla quale ricevono il nutrimento del Vangelo e del pane eucaristico. Senza comunità cristiana, anche il matrimonio cristiano, con o senza 20.000 euro, è esposto al rischio di ritrovarsi in quella “solitudine a due” che ingenuamente quasi tutti pensano di curare con la separazione e la costruzione di una nuova vita di coppia.

Nella Prima Domenica di Avvento Matteo è molto chiaro: mangiare, bere, prendere moglie e prendere marito sono azioni che appartengono al vivere. Ciò che conta è non lasciare che il tran tran della vita – dice l’evangelista – ci travolga al punto da “non accorgersi di nulla”. Se questo accade, ci si ritrova chiusi in sé stessi e “sordi” alle fatiche di chi ci vive accanto. Si mangia, si beve, ci si sposa e si lavora (anche tanto), ma non si capisce il senso della vita e si è perennemente insoddisfatti. L’evangelista è molto chiaro: l’indifferenza verso gli altri (la “mia” casa, i “miei” figli, i “miei” soldi, il “mio” mutuo, le “mie” ferie, la “mia” carriera, la “mia” pensione, etc.) è – di fatto – il terreno sassoso sul quale non riesce attecchire la buona notizia del Vangelo. Anche perché “non accorgersi del fratello che ci vive accanto”, è sinonimo di non percepire la presenza del Signore Gesù che – vicino a noi – continua a cercarci, tanto nel campo come alla mola.

Come direbbe Pier Giorgio Frassati, non si fa il male. Ma non si fa nemmeno il bene. E in questo “vivacchiare” senza grosse colpe e senza attenzioni al prossimo, ci si ritrova stanchi dentro. Spenti. Delusi dalla vita anche se ci illudiamo di raggiungere un futuro che ci sembra a portata di mano e che – come nei peggiori sogni – non riusciamo mai ad agganciare e a fare nostro.

L’Avvento ci ricorda però che non stiamo correndo verso un futuro ignoto e inarrivabile, ma che siamo in cammino verso il Dio di Gesù che ci viene incontro (“Avvento” vuole dire che “viene verso di noi”) per renderci – finalmente – liberi, beati e capaci di dare un senso al nostro bere, mangiare, sposarsi e lavorare. Siamo tutti nel campo della vita. Tocca a noi accorgersi che Lui ci è accanto, ci parla e ci spinge a vivere per gli altri, per scoprire che è solo nel dare e nel servire che si realizza la nostra vita.

E quante riflessioni ci propone questo benedetto Avvento. Non ci eravamo accorti che eravamo fragili e che una pandemia ci avrebbe messo in ginocchio perché non preparati. Non ci siamo accorti che il Pianeta si è ammalato e che tra siccità e alluvioni siamo ad un passo dalla malattia irreparabile dell’unica Terra che abbiamo. Ma non ci siamo accorti nemmeno che la Pace, data per scontata, non è un bene assoluto, acquisito una vola per tutte. E ora che la guerra è vicino a noi siamo spaventati e disorientati. Così come non ci siamo accorti che l’Italia è diventato un Paese di anziani con una denatalità che pregiudica pesantemente la qualità dello sviluppo dei prossimi decenni.

L’Avvento è un dono perché si capisca che non si vive per mangiare, bere, prendere moglie e prendere marito, ma l’esatto opposto: siamo chiamati a mangiare, a bere e a prendere moglie e marito per vivere. E se ci accorgiamo che Lui ci chiama e ci chiede di aprirci al fratello, il nostro vivere diventa pieno, bello, intenso e ricco di grazia. Buona Avvento. A tutti e a ciascuno.             

Preghiera dei piccoli

Caro Gesù,

         ho fatto il compito che ci ha dato il don (“Chiedete a parenti e amici che cosa stanno aspettando di importante)” ed ecco il risultato: mio nonno “aspetta” la pensione; mia zia “aspetta” un bambino; mio papà la Pace e mia mamma “aspetta” che la chiamino per un lavoro.

Hai ragione Tu, Gesù: non si può vivere senza aspettare qualcosa o qualcuno.

Gesù insegnami ad aspettare non solo cose per me (giocattoli, vacanze o feste) ma dammi un cuore grande capace di chiedere il bene soprattutto per gli altri.

E visto che la mia maestra dice che io mi distraggo troppo, ti prego Gesù: fa che mi “accorga” della Tua presenza nella mia vita di ogni giorno: a scuola, in oratorio, in strada e anche in casa.

Grazie Gesù perché Natale sarà come lo abbiamo atteso e come lo abbiamo preparato. E grazie per il dono dell’Avvento.

 

 CREDO DI ST. JACQUES (don Michele Do)

Credo in un solo Dio che è Padre
fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza, di ogni bontà.
Da Lui vengono e a Lui ascendono tutte le cose.
Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo,
immagine visibile e trasparente dell’invisibile volto di Dio,
immagine alta e pura del volto dell’uomo
così come lo ha sognato il cuore di Dio.

Credo nello Spirito Santo,
che vive ed opera nelle profondità del nostro cuore
e di ogni creatura,
per trasformarci tutti ad immagine di Cristo.
Credo che da questa fede fluiscono
le realtà più essenziali e irrinunciabili della nostra vita:
la comunione dei santi e delle cose sante, che è la vera chiesa,
la buona novella del perdono dei peccati,
la fede nella Risurrezione, che ci dona la speranza
che nulla va perduto della nostra vita:
nessun frammento di bontà e di bellezza,
nessun sacrificio per quanto nascosto ed ignorato,
nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen!

AL SEGNO DELLA PACE

Donaci o Signore non la pace facile dei giorni sereni e felici, 
di quando le cose vanno bene, ma quell'altra difficile,
costosa e stigmatizzata pace, di chi in ogni ora della sua vita,
davanti all'impossibile ed all'incomprensibile, 
trova in sè il coraggio e la forza di posare il capo sulle ginocchia di Dio.

PENSA AGLI ALTRI
Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
 Mentre combatti le tue guerre, pensa agli altri, 
non dimenticare coloro che reclamano la pace.
 Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
coloro che sorseggiano le nuvole.
 Mentre torni a casa, casa tua, pensa agli altri, 
non dimenticare il popolo delle tende.
 Mentre conti le stelle per addormentarti, pensa agli altri
che hanno perso il diritto di parlare.
Mentre pensi agli altri lontani, pensa a te stesso, dì:
magari fossi una candela nelle tenebre!

(Mahmud Darwish, la voce più nota della letteratura palestinese, da Qualevita 158)

 

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DISCORSO A SEMINARISTI E SACERDOTI CHE STUDIANO A ROMA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A SEMINARISTI E SACERDOTI CHE STUDIANO A ROMA

Aula Paolo VI
Lunedì, 24 ottobre 2022

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Signori Cardinali, signori Vescovi, sacerdoti!

Prima di tutto, chiedo scusa per il ritardo: davvero chiedo scusa, ma il problema è che è stata una giornataccia, perché ci sono state le visite di due Presidenti della Repubblica… Perciò questo ritardo. È un momento nel quale non è facile aspettare perché lo stomaco a quest’ora comincia a farsi sentire…

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ANGELUS - 1 novembre 2022

OLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Martedì, 1° novembre 2022

Cari fratelli e sorelle, buona festa, buongiorno!

Oggi, festeggiamo tutti i Santi e potremmo avere un’impressione fuorviante: potremmo pensare di celebrare quelle sorelle e quei fratelli che in vita sono stati perfetti, sempre lineari, precisi, anzi “inamidati”. Invece, il Vangelo di oggi smentisce questa visione stereotipata, questa “santità da immaginetta”. Infatti le Beatitudini di Gesù (cfr Mt 5,1-12), che sono la carta d’identità dei santi, mostrano tutto l’opposto: parlano di una vita controcorrente, di una vita rivoluzionaria! I santi sono i veri rivoluzionari...

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25 ottobre - Incontro di Preghiera per la Pace

INCONTRO DI PREGHIERA PER LA PACE
CON I LEADER CRISTIANI E DELLE RELIGIONI MONDIALI

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Colosseo
Martedì, 25 ottobre 2022

Illustri Leader delle Chiese cristiane e delle Religioni mondiali,
fratelli e sorelle, distinte Autorità!

Ringrazio ciascuno di voi che partecipate a questo incontro di preghiera per la pace. Speciale riconoscenza esprimo ai Leader cristiani e di altre Religioni, animati dallo spirito di fratellanza che ispirò la prima storica convocazione voluta da San Giovanni Paolo II ad Assisi, trentasei anni fa.

Quest’anno la nostra preghiera è diventata un “grido”, perché oggi la pace è gravemente violata, ferita, calpestata: e questo in Europa, cioè nel continente che nel secolo scorso ha vissuto le tragedie delle due guerre mondiali – e siamo nella terza. Purtroppo, da allora, le guerre non hanno mai smesso di insanguinare e impoverire la terra, ma il momento che stiamo vivendo è particolarmente drammatico...

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Il grido della Pace - Roma, 25 ottobre

Il 25 ottobre 2022 si è svolta al Colosseo di Roma la manifestazione interreligiosa intitolata ''Il grido della Pace'', fortemente voluta da Papa Francesco, organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio.

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Rete di Quarrata - Lettera Ottobre

Lettera Ottobre 2022

Carissima, carissimo,

sabato 9 settembre dal palco della 29a Marcia per la Giustizia di Quarrata, si è alzato forte il grido: si metta fine a questa guerra, facciamo tacere le armi, siamo di fronte ad una crudeltà senza fine, disumana e insensata. Sono ormai 59 le guerre in atto tra locali, regionali e tra Stati...

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OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO - 11 ottobre

 

Memoria di San Giovanni XXIII, papa – Santa Messa

Basilica di San Pietro
ore 17.00
CAPPELLA PAPALE

60° anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II

 

[DE - EN - ES - FR - IT - PL - PT]

 

«Mi ami?». È la prima frase che Gesù rivolge a Pietro nel Vangelo che abbiamo ascoltato (Gv 21,15). L’ultima, invece, è: «Pasci le mie pecore» (v. 17). Nell’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II sentiamo rivolte anche a noi, a noi come Chiesa, queste parole del Signore: Mi ami? Pasci le mie pecore.

1. Anzitutto: Mi ami? È un interrogativo, perché lo stile di Gesù non è tanto quello di dare risposte, ma di fare domande, domande che provocano la vita. E il Signore, che «nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi» (Dei Verbum, 2), chiede ancora, chiede sempre alla Chiesa, sua sposa: “Mi ami?”. Il

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