
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Luca 10, 38 – 42: “Maria ha scelto la parte migliore.”
Nel cuore del mese di luglio la Chiesa ci offre, per la preghiera, la bellissima pagina del Vangelo di Luca in cui ci vengono presentate le due sorelle e amiche di Gesù: Marta e Maria. La prima, Marta è generosa, impulsiva, schietta, diretta ed esposta perennemente al rischio di reazioni poco meditate a cui dover far seguire parole di scuse.
La seconda – Maria – è più introversa; meno loquace, raccolta e riflessiva.
Personalità completamente diverse tra loro. Agli opposti. Una migliore dell’altra? Assolutamente no. Ed è esattamente questa la buona notizia che san Luca ci vuole consegnare: Marta e Maria non sono e non devono entrare in competizione tra loro; non sono su fronti opposti dell’etica: una brava e l’altra quella cattiva. E soprattutto non devono entrare nelle spirali della gelosia e dell’invidia.
L’evangelista utilizza queste due sorelle per dirci che con Gesù e grazie a Lui fratellanza e sorellanza diventano, finalmente, strade percorribili. E non è poco.
Nel linguaggio popolare si dice “fratelli coltelli” per indicare quanto la tensione tra fratelli o sorelle sia quasi predestinata a sfociare in conflittualità permanente. E così dicendo lo schema di riferimento resta quello della prima coppia di fratelli: Caino e Abele. In loro la comunione non si è mai realizzata. Caino, il primogenito, ha interpretato le “diversità” di Abele come una violenta “intrusione” nella sua vita e un attentato al suo essere “uno” in assoluto. Caino ha scelto cioè di rappresentarsi come indisponibile a con-dividere “pezzi” della sua vita con il “piccolo” e “debole” fratello arrivato dopo di lui. Sono queste le radici dell’incomprensione, dell’invidia, della gelosia e della chiusura all’“Altro” che hanno armato la mano di Caino contro Abele. Fino ad ucciderlo. Nel commentare questo passo, M. Recalcati non si scandalizza e ci ricorda “che il primo moto che orienta i legami tra fratelli non è quello della fratellanza o della sorellanza ma quello dell’odio e dell’inimicizia” (M. Recalcati, Uno diviso due, Fratelli e Sorelle, 2025, pag. 10).
Gesù entra nelle ferite della fraternità e decide di riportare questo legame al progetto originario che contemplava l’unità nella differenza e la comunione solo a partire dalla condivisione. Per questo motivo i primi discepoli chiamati da Gesù nel Vangelo di Marco sono “coppie di fratelli” (“Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare …. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello…. E subito li chiamò. (Mc. 1,16ss). San Marco colloca perciò Gesù dove la fraternità tra Caino e Abele si è “interrotta” e presenta questa relazione come orizzonte di senso, di liberà, di comunione e di pace realizzabili e possibili. San Luca fa un’operazione simile, ma coinvolge una coppia di sorelle: Marta e Maria. Da subito ci vengono presentate come profondamente diverse (negativi fotografici, potremmo dire!), ma anche messe in grado – da Gesù – di stare insieme e di fare delle proprie differenze la premessa e la promessa della sorellanza, della comunione e della pace.
Dal punto di vista di Marta, è Maria che ha esagerato in trasgressioni (era proibito, per una donna, sedersi ai piedi dell’ospite e nel posto riservato al padrone di casa). Così come trovarsi a gestire da sola la cura dell’ospite è, per Marta, oggettivamente troppo.
Dal punto di vista di Maria, però, è Marta che non riesce a gestire le sue ansie, che si affanna e si preoccupa troppo per vicende periferiche e che per fare bene la “padrona di casa” rischia di maltrattare l’ospite e di non ascoltare la sua Parola.
Ed eccoci alla Buona Notizia di questa domenica: Maria – dice Gesù – “ha scelto la parte migliore” perché Marta le ha protetto le spalle. E perché grazie al mistero della fraternità e della sorellanza riconciliata in Cristo Gesù, è riuscita a non farsi intrappolare dall’invidia, dalla gelosia e dalla paura della trasgressione necessaria per seguire il Signore Gesù.
Con Marta e Maria l’ombra lasciata da Caino e Abele è definitivamente superata. La “convivialità delle differenze” – come diceva don Tonino Bello – è perciò sull’uscio delle nostre famiglie e delle nostre comunità. Lasciamo che Marta e Maria ci prendano per mano e ci insegnino a “camminare insieme” per preparare quei sentieri di Pace di cui abbiamo tutti nostalgia. Diventare fratelli e sorelle, con il Signore Gesù, è possibile.
Guido Tallone
Preghiera dei piccoli
Caro Gesù,
ogni volta che nonna ascolta questo Vangelo parte in quarta e dice che lei Marta la capisce.
Sia chiaro, Gesù, nonna non ti critica, ma dice che tante volte si è trovata nei panni di Marta: con tutto da fare in casa e con tante amiche sedute a chiacchierare.
Mi fa ridere, nonna. Ti dà ragione, ma poi aggiunge che le “parti migliori” da scegliere nella vita sono due: quella dell’ascoltare la Tua parola e quella del servizio.
Io non so a chi dare ragione. Mi ha molto colpito – però – che Marta Tu la chiami due volte per nome in cinque versetti. Forse per dirle che anche la parte scelta da lei è importante.
A patto, però, che non diventi un “affanno” che blocca la capacità di fermarsi e di stare con Te.
Proprio come i rovi che soffocano la spiga e la rendono senza frutti.