
Ripercorrendo alcuni dei temi principali di quest’ultima settimana, possiamo partire dal quadro economico che emerge dalla Settimana Finanziaria di Stefano E. Rossi: quello di un Paese che rallenta senza che nessuno sembri accorgersene. L’inflazione è salita al 5,4% annuo, contro il 4,2% di agosto. Il Pil del terzo trimestre è fermo e la disoccupazione è risalita al 6,3%. Le retribuzioni crescono del 2,5%, meno della metà del caro vita...

Care amiche e cari amici,
com’era ampiamente prevedibile, all'indomani degli scontri della scorsa settimana e alla vigilia di un ennesimo fine settimana ad alta tensione nelle piazze, il dibattito pubblico degli ultimi sette giorni si è polarizzato quasi esclusivamente sui dispositivi di ordine pubblico, lasciando in ombra le radici profonde del disagio.
Sul tema delle devastazioni urbane e delle vetrine infrante intervengono Maria Teresa Fenoglio e Alice Milano, criticando la fretta retorica con cui la politica e i media liquidano le violenze etichettando superficialmente le “seconde generazioni”. Le autrici ricordano che questi ragazzi sono nati e cresciuti nelle nostre scuole, condividendo i medesimi desideri della nostra società; per questo, quando il corpo potente di un adolescente rimane “privo di parola”, finirà inevitabilmente per trasformarsi in “una miccia accesa”.
La vera falla risiede così nel progressivo disinvestimento sociale su scuola ed educazione territoriale, nell'assenza diffusa di adulti e istituzioni credibili capaci di esercitare la “funzione paterna”, ovvero quella di porre limiti chiari e integrare il desiderio con la responsabilità.
A questa fragilità, tuttavia, lo Stato risponde schierando le armi della repressione e dell'emergenza, come dimostra l'invio di cinquecento paracadutisti della Folgore per presidiare le strade di Milano.
Una scelta su cui sono calate le osservazioni di Michele Corrado, il quale ricorda che l'impiego continuativo dell'Esercito nell'operazione Strade Sicure nei fatti riveli ormai un'insufficienza numerica o di coordinamento delle forze di polizia tradizionali. Corrado sottolinea che destinare reparti ad alta prontezza e specializzazione bellica alla vigilanza urbana è un sotto-impiego, dannoso per il morale delle truppe e per le casse pubbliche, definendolo “come andare a fare la spesa con una vettura di Formula 1: sicuramente possibile, ma non molto intelligente.
Una critica condivisa anche da Giuseppe Misuraca, secondo cui "appare sproporzionato ricorrere all’esercito, in tempo di pace, quando l’ordine pubblico è costituzionalmente garantito dalle forze dell’ordine, da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale".
Di parere opposto, invece, è Antonio Nicolosi, segretario generale dell'UNARMA, secondo cui "se si chiede allo Stato di garantire più sicurezza, bisogna anche discutere con concretezza gli strumenti con cui intende farlo". E allora, secondo Nicolosi, "interrogarsi sulle scelte del Governo è legittimo, ma trasformare ogni decisione in un sospetto politico non aiuta a capire se quella scelta sia efficace o meno".
Sul ruolo democratico di chi indossa la divisa si innesta infine l'articolata riflessione di Nicola Rossiello, segretario del sindacato di polizia SILP CGIL Piemonte.
Prendendo le mosse dalle proteste francesi e dal rifiuto della polizia di ridursi a guardia pretoriana del potere, Rossiello rivendica la svolta storica della legge 121 del 1981, che smilitarizzò la Polizia di Stato introducendo la sindacalizzazione e riaffermando che le forze dell'ordine appartengono allo stesso popolo che servono. Per Rossiello, il monopolio della forza è un prestito condizionato della sovranità popolare e chi veste la divisa deve primariamente tutelare il diritto di manifestazione garantito dalla Costituzione, ricordando che “la libertà sta sotto la legge” e che gli ufficiali rispondono sempre dell'illegittimità degli ordini eseguiti.
Nel mezzo di questo dibattito, rimane evidente che qualcosa continui a non funzionare, se osserviamo quanto successo nelle piazze di molte città italiane lo scorso sabato. Ed è purtroppo lecito attendersi scene simili tra pochi giorni, in occasione dello sciopero dichiarato per il prossimo venerdì 30 ottobre.
Prima di salutarvi, approfittiamo di questa edizione della newsletter per ricordarvi che oggi, lunedì 26 ottobre, prende il via alle 17.15, negli spazi di SocialFare a Torino (Via Maria Vittoria 38) il nuovo ciclo di incontri promosso da "La Porta di Vetro" sull'Intelligenza Artificiale, appuntamento che si riproporrà il 9, 16 e 23 di novembre, e il 14 dicembre.
Vi aspettiamo dunque per questa serie di riunioni seminariali pensati per coinvolgere direttamente i cittadini nell'analisi dell'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui sistemi sociali, l'economia, la giustizia e la filiera della difesa.
Buone letture e a presto
La Porta di Vetro

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1) Vita da preti oggi in Italia: tra crisi e opportunità2) Alessandro D’Avenia ‘Che cosa vuoi dalla vita?’3) Crepet ‘I giovani non hanno più gioia, resta solo la rabbia’4) Pino Stancari “Colossesi-Efesini”5) Parresia e dissenso nella Chiesa: etica della parola libera
Qui trovi 20 articoli pescati a caso nel nostro archivioGrazie per aver letto! Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo. ? ????: https://www.
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Cari Amici,
abbiamo seguito con trepidazione il rapido decorso della malattia del Papa, e anche a vostro nome gli abbiamo espresso il nostro augurio e la nostra speranza di una pronta ripresa; gli abbiamo scritto che il mondo oggi non può stare senza di lui...

Care amiche e cari amici,
Questa settimana ci sono alcune cifre da cui partire, quelle che Rocco Artifoni cita in apertura del suo contributo sulla legge di bilancio: “13 contro 23, anzi contro 10”. Da una parte i 113 miliardi di evasione fiscale e contributiva stimati per il 2023, dall’altra una manovra da 23 miliardi per il 2027, che scendono a 10 effettivi perché 13 sono deficit, cioè debito da restituire con gli interessi.
E mentre la pressione fiscale ha toccato il 43,5% del Pil, il livello più alto dal 2014, la categoria che evade di più (lavoro autonomo e impresa, con un gap del 60% sull’IRPEF) potrebbe ricevere un ulteriore regalo: nel Governo si discute di alzare da 85mila a 100mila euro il tetto della flat tax. Siamo, osserva Artifoni, alla vigilia delle elezioni, e l’equità fiscale non sembra più un valore condiviso.







