III DOMENICA DI AVVENTO ANNO A 

12-12-2022 - Preghiere poesie

III DOMENICA DI AVVENTO ANNO A  con preghiera dei piccoli

Dal Vangelo secondo Matteo 11, 2 – 11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

 

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Non è soltanto una domanda. È anche un grido di dolore, uno sfogo e un rimprovero. Giovanni Battista è in carcere. Ed è stato portato in prigione non perché ha commesso dei reati o dei crimini, ma perché non ha fatto sconti ad Erode sul suo adulterio (e lui, il potente, non ha gradito la sua franchezza). Ancora oggi le prigioni rendono deboli e disperati (nei primi undici mesi del 2022 in Italia si sono suicidati 76 persone nelle carceri italiane). Figuriamoci ai tempi di Gesù. Giovanni Battista è privato della libertà, della luce, della dignità e da quell’inferno in cui è stato collocato sente parlare di Gesù che alcuni associano al Messia tanto atteso.

La domanda è obbligata: ma se Lui – mio cugino che non ho mai visto – è il Messia, perché non libera i prigionieri (!), perché non stermina i nemici del popolo di Israele (i romani) e perché non vendica il male che abbiamo subito? Il cuore umano è fatto così: ha sete di infinito, cerca Dio giorno e notte, ma poi piega queste sue aspettative ai suoi bisogni ultimi. È stato così per Giovanni Batista, ma è così anche per noi. Lui sta male, è in carcere e chiede al “suo” messia di portarlo fuori da una condizione disumana. Noi non siamo molto diversi da lui: quando siamo fragili e segnati dalla debolezza ci rivolgiamo al Dio dei nostri desideri a partire dai nostri bisogni (“Fa guarire mio figlio, aiutami a trovare lavoro convinci mia moglie o mio marito a tornare con me…”). E se le nostre richieste non vengono esaudite siamo tentati di cercar un altro “messia”, un altro “Dio”.

Il grido e il rimprovero di Giovanni Battista va in questa direzione: “Se sei il Messia portami fuori da questo carcere. Altrimenti aspetterò un altro Messia”.

Gesù – esperto di umanità – conosce molto bene questi meccanismi del cuore. E sa che nella debolezza ognuno di noi è più esposto al rischio della preghiera interessata e forse anche al ricatto rivolto a Dio. Gesù non condanna la domanda/rimprovero di Giovanni Battista. La prende sul serio. La ascolta. E manda dei suoi discepoli a riferirgli che quella fragilità Lui la prende sul serio. Al punto da aiutare chi sta male a trovare – con l’aiuto della Parola di Dio – un senso al suo soffrire. Gesù non è una bacchetta magica che soddisfa le nostre richieste all’istante. Gesù si muove diversamente: si rende vicino a chi sta male e con l’offerta della Parola di Dio lo aiuta a capire che anche in quella condizione negativa Dio è presente per portare sollievo e aiuto.

E beato è colui che non torva in me motivo di scandalo”, aggiunge Gesù. Per dire che un “dio” che stermina i nemici, che vendica chi ha ricevuto il torto o che toglie malattie e dolori a sua discrezione, non è un “dio” dal volto umano. Anche Gesù è stato arrestato, condannato e ingiustamente ucciso (Giovanni Battista è stato, senza nemmeno immaginarlo, precursore di Gesù anche nella sua condizione finale!). Il Dio di Gesù non è pero intervenuto per cambiare il senso della storia o per renderlo vittorioso sui nemici. Ha permesso al male di avanzare sul corpo del suo Figlio Gesù e ha chiesto a chi era “scandalizzato” dall’impotenza di Gesù di cogliere nella Sua debolezza la forza e la bellezza di un Dio che ha scelto di abitare nella debolezza.

Giovanni Battista è grande, ci dice san Matteo, perché ha saputo uscire dalla sua vecchia concezione di Dio ed è riuscito a guardare avanti: oltre le sue attese e i suoi schemi mentali. Giovanni Battista è grande perché ha capito che Dio non lo ha mai abbandonato (nemmeno in carcere) e perché con l’aiuto della Parola di Dio ha scoperto che Gesù era con lui: pronto a spiegargli il senso del suo vivere, delle sue scelte e persino del suo soffrire.

Natale significa prendere coscienza – con l’aiuto del Vangelo – che il Dio di Gesù è con noi. Vicino a noi. Accanto alla nostra forza, ma anche alle nostre fragilità. E quando ci accorgiamo che Lui è il Dio-con-noi, la vita si incammina sul sentiero della libertà e del servizio verso i ciechi, i poveri, gli zoppi, i sordi e tutti coloro che cercano aiuto.

E noi: quale domanda poniamo a Gesù? Quale rimprovero gli rivolgiamo? E dopo lo sfogo e la protesta perché abbiamo l’impressione che non ci consideri: siamo disposti ad ascoltare la Sua risposta e l’invito ad ascoltare la Sua Parola? Siamo consapevoli che il Do di Gesù si farà trovare nella debolezza di un bambino che ci chiede di prenderci cura di lui?

Natale sarà esattamente come lo abbiamo preparato. Buone domande a tutti.                             

 

                                                         Preghiera dei piccoli    

Caro Gesù,                         

            anche mio papà è in carcere. Giovanni Battista, però, non aveva figli. Il mio papà invece ne ha due. E con il suo arresto siamo stati puniti anche noi perché non possiamo crescere con papà vicino.

Forse a Natale verrà qualche giorno a casa con noi. In permesso. E io di questo sono molto contento anche perché non mi ricordo più cosa voglia dire avere papà in casa.

Grazie Gesù per l’immagine della “canna sbattuta dal vento”. Mi ha ricordato una favola letta in classe e scritta per insegnarci che nella vita dobbiamo certamente “chinarci” per aiutare i “poveri”, senza mai – però – “piegarci” per fare accordi disonesti. La maestra dice che dobbiamo tenere la schiena diritta.

Bello anche sapere che il Vangelo è annunciato ai poveri. Vuole dire che vieni per aiutare anche quelli poveri come noi.

Grazie Gesù perché ci sei vicino anche in questa brutta situazione.