

29 giugno 2025 - don Mario festeggia i 50 anni di ordinazione sacerdotale

GALLERIA FOTOGRAFICA 29 giugno


Contributo audio di Enzo Bianchi
Con stima e affetto partecipo all’anniversario di ordinazione sacerdotale di don Mario: 50 anni!
E mi viene subito in mente ciò che lo caratterizza: un forte impegno sacerdotale a servizio della Chiesa e della gente, costante, generoso, fedele e nello stesso tempo capace di critica costruttiva.
Pur molto presente nelle comunità che gli sono state affidate è anche uomo di dialogo.
Ricordo che è stato lui a dare inizio alla Comunità della Speranza, riunendo e motivando persone con cui ha costruito anche materialmente la Parrocchia di cui è stato il primo parroco. In questi anni più recenti, poi, ha promosso l’iniziativa della “Chiesa a più voci” offrendo alla nostra zona un luogo culturale di ripensamento della fede e di attualizzazione del Vangelo e portando a parlare personalità significative che altrimenti non avremmo avuto occasione di conoscere e di incontrare nel nostro biellese.
Infine di particolare valore pastorale sono le sue iniziative di rinnovamento liturgico tese a interagire meglio con il modo di sentire del nostro tempo.
Davvero la sua presenza è caratteristica e preziosa all’interno del clero biellese e, in particolare, della nostra zona pastorale.
Con riconoscenza ed affetto tantissimi auguri!!!
don Alberto
Ama Dio e ama il prossimo, dice il comandamento.
Qualcuno, già da molti decenni, aveva gridato la morte di Dio. Ma se Dio, ‘quel’ Dio è morto, il prossimo non sta neanche bene in salute. Anzi, per qualcuno è morto anche il prossimo. Ora si presenta l’occasione di un Giubileo, di un anno santo che non passa nelle notizie dei media, ma non di meno è ‘anno santo’, il tuo cinquantesimo di ordinazione, caro don Mario.
E come nel comando di Dio, è anno di giustizia, di riscatto, di memoria della gratuità del dono. Io sono testimone, davanti a Dio e davanti alla comunità, che i tuoi giorni sono un servizio continuo e ostinato per mantenere il prossimo in vita. Anche qui sovviene quell’altra parola del Signore: “che abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”, soprattutto dove è penuria di salute, di possibilità, di senso. Qui hai voluto collocarti.
E dove è l’amore per il prossimo, lì, con discrezione e senza trionfalismi, vive anche l’amore per Dio. Ci testimoni, e te ne siamo grati, che Dio preferisce la ‘tenda’, e non i fasti del tempio. E per te, se all’inizio fu un vagone ferroviario, ora è la tenda laica della sobrietà e della quotidianità che ospita il Signore della vita.
Grazie. Ci racconti che ogni giorno, anche il giorno feriale, ha la vocazione alla festa.
Se i grandi filosofi ci raccontano la morte di Dio e del prossimo e l’ingigantirsi dell’Ego; tu ci fai un altro racconto. Un Ego che si fa piccolo mantiene in vita il prossimo, il fratello e la sorella, e rende lode al Signore della vita.
Io ti benedico.
Con affetto e stima
Savino
Caro don Mario,
Celebrare i tuoi 50 anni di sacerdozio significa fermarsi un momento per dire insieme grazie.
Grazie per la tua vita donata con generosità, per il cammino percorso insieme a tante persone alle quali hai offerto sempre il dono della tua amicizia, per quella luce silenziosa che hai acceso in tanti angoli nascosti di questa nostra umanità.
La tua grande umanità è stata la tua prima forma di annuncio. Chi ti ha incontrato ha trovato accoglienza, comprensione, ascolto. Hai sempre avuto un cuore attento alle fragilità, alle sofferenze, alle solitudini. Ma soprattutto, hai saputo guardare oltre i confini, aprendo le braccia e la porta a chi veniva da lontano, a chi cercava rifugio, dignità, speranza. La tua attenzione ai migranti, il tuo impegno per una ospitalità concreta, sono stati e restano un segno profetico di Vangelo vissuto.
Sei stato un punto di riferimento per tanti, perché capace di accogliere, di capire, di camminare accanto senza mai imporre, ma accompagnando con discrezione e rispetto. Hai sempre avuto un’attenzione speciale per chi viveva situazioni di difficoltà, per i poveri, per gli emarginati, per i carcerati, senza dimenticare i confratelli, specialmente i più anziani, nella loro solitudine. La tua non è stata un’attenzione fatta solo di parole, ma di gesti concreti, di tempo donato, di cuore aperto.
Hai fatto della tua casa una casa aperta a tanti, delle tue parrocchie un luogo accogliente, prendendoti cura anche delle strutture, rendendole belle e funzionali, della tua fede una strada da percorrere insieme, senza esclusioni. E in tutto questo, non hai mai cercato riconoscimenti, ma solo di essere fedele al Vangelo.
La tua passione per una Chiesa più giusta, più povera, più aperta, capace di mettersi costantemente in dialogo, in linea con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, ci ha interrogati e incoraggiati. Hai saputo coniugare la fedeltà alla Parola con la libertà di chi crede in una Chiesa che si rinnova, che si lascia mettere in discussione, che non ha paura di cambiare per assomigliare di più a Cristo. Con il tuo esempio ci hai mostrato che è possibile essere fedeli alla tradizione restando aperti al futuro.
Il tuo sacerdozio non si è fermato alla cura individuale: è stato anche un servizio alla coscienza comunitaria. Negli anni hai promosso, spesso con grande coraggio, e organizzato puntualmente serate, incontri, momenti di confronto su tanti temi direttamente o indirettamente connessi con la fede, offrendo a tutti uno spazio libero e intelligente in cui riflettere, porsi domande, leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo. Grazie a te abbiamo potuto incontrare, conoscere e apprezzare tante personalità del mondo ecclesiale, politico e culturale che ci hanno arricchiti con la loro testimonianza e talvolta con un’amicizia che si è mantenuta nel tempo.
Tutto questo, lo sappiamo bene, nonostante le fatiche. Le difficoltà personali e familiari non sono mancate, eppure non ti hanno fermato. Anzi, hanno reso la tua testimonianza ancora più credibile. Hai portato la tua croce in silenzio, condividendola nel segno della speranza con gli amici più vicini, senza mai smettere di camminare accanto a chi aveva bisogno. Il tuo ministero è stato segnato non dall’assenza del dolore, ma dalla forza con cui lo hai saputo vivere e attraversare nella comunione.
Grazie, don Mario, per questi cinquant’anni vissuti con mitezza e forza. Per averci mostrato che si può essere pastori con il cuore aperto come una casa, e con il coraggio di chi cammina davvero accanto agli ultimi.
Con tutto il cuore, ti auguro, caro don Mario, che anche il futuro sia per te fecondo di incontri, di pace, di nuove strade da percorrere insieme al popolo che ti è affidato. Che tu possa continuare a seminare speranza, con la stessa passione e libertà che ti hanno sempre accompagnato.
Con affetto, amicizia sincera e profonda riconoscenza,
don Gianluca
L’immensa gratitudine si fa riconoscente preghiera e benedizione e augurio a proseguire con rinnovato gioioso entusiasmo nella proclamazione della buona notizia fatta carne in questi 50 anni di generoso servizio per la gioia e la felicità dei fratelli.
(Padre Alberto MAGGI)
“Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un ponte, del bisogno, un incontro. (F.Sabino)”
Auguri di cuore carissimo Mario. Abbi sempre cura di risplendere!
( Don Paolo SCQUIZZATO)
Chiunque semina il grano ha diritto ad aspettarsi un buon raccolto.
In mezzo secolo di lavoro che risultati hai visto? Non temere Mario. Il Vangelo fruttifica sempre di nascosto, lontano dai nostri occhi. Sii lieto del tuo lavoro ben fatto e continua caparbiamente a dispensare la parola del Sovversivo di Nazareth. Sarà lei a decidere come e dove portare abbondante frutto. Anche se ti sembrerà di avere lavorato invano.
(Gilberto SQUIZZATO)
Carissimo Mario, per coinvolgere anche Antonella, mia moglie, in questo breve pensiero di auguri e di riconoscenza per il dono della tua persona a tutti noi, uso le sue parole: “Appena conosciuto don Mario mi ha affascinato perché si presenta come vero, semplice, profondo e si capisce che è credente.” Ha ragione Antonella, caro Mario : hai impastato la tua vita con il Vangelo e sei diventato un piccolo - grande segno di profezia per il nostro tempo e per tutte le periferie del mondo. La Tua è profezia elegante, scomoda, evangelica e un’autentica cattedra di servizio.
Grazie.
Per ciò che fai e per quello che sei.
(Antonella e Guido TALLONE)
Hai viaggiato per 50 anni continuando sempre ad avere desiderio di futuro e non la nostalgia del passato. Non hai mai smesso di cercare, di interrogare la vita e di fare della tua comunità un luogo di incontro, di ascolto e di cura. Sei stato non solo casa, ma anche cuore per chi ha conosciuto il dolore e aveva bisogno, più che di parole, di un semplice sguardo. Ti vogliamo bene, Mario e grazie anche perché hai sempre avuto un libro, prezioso, per ogni incontro e per la canzone che ci regali ogni mattino. Ti vogliamo bene e le lo diciamo con le parole di N. Hikmet : “ Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto”. Ti siamo vicini.
(Don Gianni MARMORINI)
“La cosa più grande che può dare un prete è far sentire la persona amata”.
Grazie Mario per il tuo sguardo d’amore sui dettagli e su tutto, della tua intelligenza di leggere dentro e oltre. Grazie Mario perché hai tolto pesantezza all’umano e al divino, spogliandoli. Perché sei tenero verso i deboli e forte verso i potenti. Perché non uccidi mai la passione e i sogni. Incontrarti è stato come un soffiare la polvere dallo scaffale dei pensieri, mi hai tolto il velo sul mistero di Dio e del mondo. Mi hai insegnato a vivere senza progetti e programmi, seguendo umilmente la vita. Ad essere tenerezza, amore, fiducia totale. In questi anni impastati di paura ed egoismo, di Pilati, che se ne lavano le mani, di istintivi come Pietro, che dichiarano il loro amore, ma poi tradiscono, di Giuda innamorati di una causa più che della vita vera, di rassegnati come il Cireneo.
(Don Luigi Verdi)

