
Ho letto nei giornali di questo fine settimana la polemica e il ricorso al Tar da parte del primo cittadino e della giunta di Muzzano (che non conosco), alimentata dal segretario provinciale Roberto Simonetti e dal vicecoordinatore regionale della Lega, Alessio Ercoli che, rifacendosi al periodo del 2011, intendono giustificare oggi la loro contrarietà ad un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) presso la struttura dei Salesiani, definita dagli stessi “struttura di spiritualità” e “simbolo della nostra fede”, usando pure l’espressione “Pastorale Giovanile”. Un linguaggio che appartiene alla Chiesa, ossia ad una delle tante realtà che coltivano sì la spiritualità, che annunciano e testimoniano sì il Vangelo, di Pastorale Giovanile, ma che hanno come prerogativa l’impegno dell’accoglienza, della fraternità, del siamo tutti fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Padre in cui diciamo di credere in quanto battezzati/e. E immagino che pur loro professino la stessa fede in Gesù Cristo, che ci rivela il volto del Padre. Coerenza e realismo vorrebbero che di fronte ad un fenomeno così complesso e inarrestabile si usassero parole e motivazioni serie e lungimiranti, oltre che cariche di umanità. Pareva che ultimamente non ci fossero più sbarchi poiché non se ne palava. Invece l’immigrazione da sempre è inarrestabile e non dipende solo da noi. Anzi noi, italiani e italiane, ci siamo messi in viaggio lasciando i nostri paesi per migliorare economicamente la nostra vita e inconsciamente abbiamo contribuito alla crescita economica e sociale dei territori o nazioni in cui siamo approdati. Basterebbe pensare anche solo al Biellese. Che ne sarebbe oggi se non fossero arrivati i veneti o i meridionali?
E oggi come allora qualcuno faceva da tramite per spostare mano d’opera, a volte sottopagata. Ma i più si mettevano in viaggio perché parenti o conoscenti li incoraggiavano a partire per un lavoro. Oggi ci sono motivi ben più gravi dovuti a evidenti situazioni di guerre ingiustizie cambiamenti climatici (nonostante i negazionisti o chi pensa ingenuamente di poter fermare gli sbarchi o di rimpatriare gli irregolari). Meglio sarebbe "governare" e regolarizzare quanti sono già nei nostri territori . A nome di quanti si adoperano per accogliere, accompagnare e integrare gli immigrati, senza far troppo rumore, posso dire che è possibile e “conveniente” un approccio umano nel rispetto delle diversità. Nei nostri paesi del Biellese dal 2011 non si sono verificati episodi di violenza, di stupri, di furti da parte degli immigrati, salvo qualche intervento delle forze dell’ordine per sedare liti comprensibili tra diverse etnie. Nel comune di Quaregna Cerreto dal 2011 (anno in cui con la Caritas si è avviato il progetto dell’accoglienza diffusa) sono transitati centinaia di immigrati provenienti dall’Africa, dal Pakistan, e attualmente anche dal Bangladesh, e nessun abitante può dire male di loro. Tutti hanno fatto corsi per imparare la lingua, alcuni hanno frequentato corsi dai salesiani di Vigliano, han preso la patente, lavorano in diverse aziende apprezzati dai loro titolari, hanno ottenuto permessi di soggiorno si sono sposati hanno ottenuto il congiungimento famigliare e hanno generato figli. Negli ultimi tempi i permessi di soggiorno vengono concessi per pochi mesi, ragion per cui i contratti di lavoro sono temporanei. Così pure con molta difficoltà, causa la troppa diffidenza e nessun rapporto personale, si affittano case agli “extra comunitari” (espressione spregevole usata anche verso noi veneti o meridionali, senza i quali il Biellese sarebbe da mò diventata zona depressa).
Ringraziamo gli stranieri se asili e scuole resteranno aperte, ringraziamo gli stranieri se artigiani, imprenditori, agricoltori o settori che richiedono manovalanza o assistenza agli anziani potranno avere un futuro. Accogliamo e investiamo per una sana integrazione educando all’incontro personale, all’ascolto e alla conoscenza reciproca le piccole comunità che si stanno via via spegnendo. Ne va del nostro futuro. Ai giovani rientrati dal Giubileo ed entusiasti per l’esperienza di fede, degli incontri e amicizie e per le parole del papa, per la veglia e le altre celebrazioni, la difficile ma cristiana missione di sensibilizzare le famiglie e le loro Comunità per una mentalità e uno sguardo altro sul diverso. Il volto di Cristo si manifesta nel fratello e sorella che chiede di essere ospitato ….curato visitato sfamato. Confido nella capacità e sensibilità delle nuove generazioni che sapranno scatenare la loro fantasia per suggerire e trovare modalità di accoglienza e di graduale integrazione dei richiedenti asilo, senza se e senza ma. In nome del Vangelo e dell’umano sentire.
Mario Marchiori, prete e cittadino di questo mondo.
E non si strumentalizzi la religione o la fede per alimentare paure o narrazioni che nulla hanno a che vedere con le drammatiche situazioni che l’umanità intera sta vivendo!
