
Pregare e digiunare per la pace: un impegno che cambia la vita
Non si tratta di mortificazione: è un modo per generare pensieri e
azioni di giustizia e riconciliazione
Famiglia Cristiana - 28 Agosto 2025 di Enzo Bianchi
Che senso ha invitare al digiuno e alla preghiera i cristiani, come ha
fatto Papa Leone per la giornata del 22 agosto? Oggi nel mondo
certamente non si crede molto all’efficacia del digiuno e della
preghiera, i nostri contemporanei non lo capiscono. Ma anche tra i
credenti, all’opulenza del vivere si accompagna spesso una debolezza
della fede, per cui c’è poca fiducia nella preghiera e ancor meno in
un’efficacia del digiuno.
Eppure la chiesa non raccomanda il digiuno e la preghiera
semplicemente perché questo appartiene alla sua tradizione spirituale,
ma lo fa innanzitutto perché è la grande raccomandazione ripetuta più
volte da Gesù ai suoi discepoli. Innanzitutto Gesù ha chiesto di
pregare, di pregare con insistenza, senza stancarsi, anche quando non
si vede l’esaudimento. Si deve pregare nella certezza che il Padre
ascolta, che il Signore raccoglie il grido dei poveri e dei miseri,
raccoglie le lacrime di quanti soffrono e risponderà, risponderà con
la sua forza e il suo amore.
Pregare non è un’operazione facile, eppure deve essere fatta con
insistenza: pregare perché ci sia la pace, perché lo Spirito santo
illumini le menti dei governanti e di quelli che sono al potere,
perché lo Spirito santo ispiri pensieri di pace in tutti gli esseri
umani, perché questi smettano di costruire armi nell’illusione che
costruendo armi possono difendersi. La pace è una pace che è sempre
disarmata, che nasce non da chi costruisce armi ma da chi si spoglia
delle armi, da chi si presenta nella sua mitezza e mansuetudine senza
opporre la forza, la violenza, anche se ha ricevuto la violenza su di
sé da parte del nemico.
Pregare, ci insegna il Nuovo Testamento, è “intercedere”: stiamo
attenti a questa parola, viene dal latino inter-cedo, “faccio un passo
tra…”. Per cui la preghiera non è semplicemente un’azione verbale, non
è un parlare a Dio moltiplicando le parole, ma è essenzialmente “fare
un passo tra…”, entrare nella situazione. La preghiera ci deve portare
là dove c’è bisogno di misericordia, di compassione, di gente che
faccia opera di pace e di giustizia. Intercedere significa “entrare
tra…” per essere accanto ai fratelli che soffrono, ai fratelli che
vivono l’ingiustizia, per stare dalla loro parte e fare opera di pace,
di giustizia, di solidarietà, aver cura dei fratelli.
Intercedere è una cosa seria, non è semplicemente moltiplicare le
parole. È essenzialmente, lo ripeto, fare un passo nelle situazioni,
tra le situazioni difficili dove c’è sofferenza, violenza, guerra, e
dare il nostro contributo per la pace, la giustizia, la consolazione.
Allora la preghiera diventa un’ortoprassi, non una fuga dalla realtà,
non un parlare che non ha conseguenze, ma qualcosa che modifica e
converte in primo luogo noi stessi e ci porta ad agire in modo
diverso.
Quanto al digiuno, certo c’è una visione del digiuno che non è quella
cristiana. Il digiuno non è mortificazione, non è un soffrire fine a
sé stesso. Dio non ci chiede il digiuno affinché noi soffriamo,
affinché ci mortifichiamo, affinché noi patiamo… No, il digiuno è
qualcosa che dobbiamo decidere noi per imprimere nei nostri corpi ciò
che viviamo, ciò che sentiamo con la nostra carne. Perché chi fa
digiuno non vive un’operazione ideologica, intellettuale, ma sente il
morsicare dello stomaco, sente la sete della gola, e in quella
situazione imprime dunque la sua qualità di essere bisognoso, che deve
invocare acqua, cibo, mendicante presso gli altri e presso Dio. E nel
digiuno bisogna fare questa esperienza: se all’inizio indubbiamente
può anche essere penoso, difficile, dopo qualche giorno dà grande
lucidità interiore, porta delle illuminazioni, rende possibile vedere
ciò che non si vede quando si è semplicemente soddisfatti del cibo e
della bevanda.
È per questo che già gli ebrei praticavano il digiuno, che Gesù
qualche volta ha consigliato il digiuno, e lo consigliava soprattutto
per resistere al demonio, ai demoni, a queste presenze, questi
fantasmi che ci abitano in profondità e che vorrebbero occupare il
nostro cuore. Abbiamo bisogno di forze interiori profonde, il digiuno
ce le fornisce.
Ecco perché pregare e digiunare in quel giorno, come ci ha chiesto il
Papa, non è stato dire: “Noi non facciamo nulla, Dio fa’ tu qualcosa!
E noi ti offriamo preghiere e digiuno”, ma è stato veramente un
cammino fatto da noi, un impegno che ci siamo presi in prima persona
di fronte a Dio e con Dio. Perché da Dio possiamo ottenere solo lo
Spirito santo, la forza del suo Spirito che nelle nostre menti crea
quello che noi non possiamo creare: azioni e pensieri di pace, di
riconciliazione, di giustizia.
