La settimana de La Porta di Vetro - 16 febbraio

16-02-2026 - Notizie

Care amiche e cari amici,

anche se le attenzioni dei mezzi di informazione e dell'opinione pubblica sono rivolte soprattutto ai Giochi Olimpici di Milano Cortina, fornendoci una (meritata) pausa dopo un'inizio di anno decisamente turbolento, è comunque importante mantenere alta l'attenzione sulle evoluzioni politiche - interne ed internazionali - degli ultimi sette giorni.

 

Ci aiutano a farlo diversi contributi che abbiamo pubblicato in questa settimana, a partire da quello di Marcello Croce che, riflettendo sul tema dell'identità e della sovranità - e sulla dicotomia tra sovranisti ‘sudditi’ e sovranità autentica - Croce richiama, non senza una certa nostalgia, una vicenda dal 1985, ovvero la crisi diplomatica italiana legata alla vicenda dell’Achille Lauro. Una pagina di storia che ci ricorda come, al di là della retorica, la sovranità autentica non possa essere trovata nella sola etichetta, ma richieda invece una capacità critica e decisionale reale, di fronte alle pressioni globali, in particolare in una fase storica in cui si è costretti quotidianamente a confrontarsi con scelte complesse, che toccano la difesa nazionale, la politica estera e le relazioni tra Stati, molti dei quali impegnati nella stessa "danza retorica" sovranista.

Il testo di Croce dialoga, idealmente, con quello di Mercedes Bresso, che affronta il dibattito sul modello politico e giuridico che dovrà orientare il futuro dell’Europa. Al centro della riflessione non c’è tanto la scelta di un’etichetta formale — confederazione o federazione — quanto il tempismo con cui procedere verso una maggiore integrazione, specie su alcuni temi e competenze chiave.

In questa prospettiva, pragmatica, la questione andrebbe completamente riformulata fin dalle sue premesse: come scrive Bresso, "non si tratta di cedere la propria potenza, ma di crearne una, mai esistita che riguardi larga parte del continente che ne rinnovi la nostra grande storia".

E, nella pratica delle relazioni internazionali, la scorsa settimana i leader europei si sono riuniti in un vertice informale nel castello di Alden Biesen, in Belgio; ne ha scritto per noi Stefano Rossi, riportando gli esiti di quelle discussioni, tra iniziative comuni, necessità di cooperare di più per affrontare sfide globali, ma anche la consuete lentezza e difficoltà di sintesi dei Capi di Stato europei. Pur senza traguardi, il ritiro ha offerto segnali politici interessanti: resterà da capire se si vorrà e potrà dare gambe alle idee emerse o se si tratterà solo dell'ennesimo vertice destinato a finire nel dimenticatoio.

 

Continuando a parlare dell'approccio sovranista, questa volta in politica interna, non possiamo poi non citare l'atteggiamento "securitario" di questi movimenti.

Per discuterne, vi segnaliamo la riflessione di Dunia Astrologo, che sottolinea un dato di fatto spesso trascurato nei dibattiti mediatici e politici: la sicurezza non può ridursi a mera repressione o a politiche securitarie isolate. Senza un tessuto di giustizia sociale diffusa, misure di ordine pubblico o interventi repressivi rischiano di restare inefficaci. L’articolo richiama l’attenzione sulla centralità delle condizioni materiali di vita, del lavoro, dell’accesso ai servizi e dell’inclusione come base imprescindibile per una convivenza pacifica e sostenibile. Complementare a questa visione è l’appello di Vice, recuperando la lunga lettera di don Paolo Pietrolungo, pubblicata sul settimanale della Diocesi torinese la Voce e il Tempo, che invita a recuperare uno spazio di dialogo che non si esaurisce nella semplice contrapposizione di posizioni, ma si impegna nella costruzione condivisa di senso. Per farlo, però, occorre investire nell’educazione sociale: non come strumento astratto, ma come pratica quotidiana che promuove comprensione, responsabilità civica, rispetto reciproco e partecipazione collettiva.

Questa ripresa del dialogo non è un invito generico, ma un richiamo concreto alla responsabilità individuale e comunitaria: un invito a imparare a discutere, a dialogare con chi la pensa diversamente, e a cercare soluzioni insieme piuttosto che contrapporsi in sterili conflitti di parte.

 

 

Un ultimo nodo tematico, tra i molti altri affrontati nella settimana, riguarda poi quello legato alla giustizia. Con il progressivo avvicinamento al Referendum del 22 e 23 marzo, salgono i toni anche del dibattito pubblico che - dobbiamo dirlo - è stato fino ad ora tutt'altro che illuminante, da entrambe le parti coinvolte, e che sembra essersi definitivamente "acceso" proprio in questi giorni. Da parte nostra, attraverso l'articolo di Rocco Artifòni, abbiamo provato ad analizzare criticamente contraddizioni e forzature della riforma.

Menandro sottolinea invece si è concentrato sulla retorica pubblica, e su come il clima politico attorno alla riforma sia stato influenzato da atteggiamenti identitari e simbolici — ed in particolare dalla retorica anticomunista del Ministro Nordio— più che da dibattiti tecnico-giuridici sereni.

 

 

Prima di salutarvi concludiamo, come di consueto, con i nostri consigli culturali.

Dalla nostra biblioteca, vi segnaliamo tre titoli:

il primo è "L'omicidio di Piersanti Mattarella" di Miguel Gotor, intervistato per noi da Alberto Ballerino, che ricostruisce quegli "ibridi connubi" tra Stato e anti-Stato, che hanno caratterizzato questa e molte altre storie;

il secondo è "L'Isis raccontato da mia madre", di Younis Tawfik, una storia familiare, ma anche storica e politica, recensita per noi da Bruna Bertòlo;

il terzo e ultimo suggerimento è il libro di Maurizio Ferraris, "La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale", un libro nel quale "intelligenza naturale e I.A. vengono analizzate e messe al confronto", come ha scritto Mariella Fassino.

 

Grazie per l'attenzione,

A lunedì prossimo