27 aprile - LA SETTIMANA DE LA PORTA DI VETRO

28-04-2026 - Notizie

Care amiche e cari amici,

 

In questo ultimo scorcio del mese, mentre nelle piazze e nelle strade festeggiavamo l’81esimo anniversario della liberazione dal nazifacismo, la Porta di Vetro ospitava una serie di riflessioni sul senso profondo del 25 aprile, inteso non solo come ricorrenza fondativa della nostro paese ma come banco di prova per la coscienza civile contemporanea. 

 

Riflessioni che nascono da una constatazione: la sconcertante e banale puntualità dei classici tentativi revisionisti, delle abituali polemiche, del racconto di incidenti “elevati al cubo”. Ma anche da “consueti atti di vandalismo” - anch’essi tristi e puntuali, e a cui le, in questo caso Torino, ferita in Largo Montebello dal fuoco appiccato alla stele in memoria dei partigiani caduti.

Di fronte a tutto ciò è bene ricordare, come fa Michele Ruggiero, che polemiche, tentativi revisionisti, criminalizzazione dei cortei, sono solo “l'ennesimo pretesto di distrazione di massa rispetto alla vera questione sulla nostra Resistenza: l'identità di un Popolo. Un’identità costruita grazie all’impegno di “milioni di italiani nelle lotte per la libertà e nella difesa della democrazia”, ad una “generazione cui si deve non solo la Liberazione, ma anche l’impianto etico e civile su cui è stata edificata la Repubblica”, come ha scritto Michele Sabatino

Di fronte ad ogni genere di revisionismo, continua ad essere doveroso ricordare “la pluralità di esperienze e provenienze, unite da un obiettivo comune. L’unità antifascista comprese comunisti, popolari, cattolici, socialisti, repubblicani, liberali e perfino monarchici, non fascisti o afascisti”.

E allora, se è vero - com’è vero e come scrive Alberto Scafella - che quella della Resistenza è “una verità sfaccettata, che va raccontata nella sua complessità, fatta anche di tensioni politiche, differenze ideologiche e, in alcuni casi, anche da episodi controversi”, di fronte a coloro che si rifiutano di festeggiare la Resistenza, cercando di equiparare partigiani e repubblichini, o che negano l’importanza della lotta di liberazione, non resta che rispondere con un brano tratto “I sentieri dei nidi di ragno", scritto nel 1947 dal partigiano Italo Calvino: “anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!”.

Quella della resistenza rimane una delle più gloriose pagine del ‘900 europeo, fatta di grandi ideali, ma anche di percorsi umani sorprendenti. Marco Travaglini, ad esempio, ci ha raccontato quello di un giovane Mike Bongiorno che, molto prima di diventare un’icona televisiva, visse la Resistenza come staffetta partigiana, incarnando quel legame profondo tra l’America e l’Italia nel nome della libertà.

La resistenza è stata un intreccio tra storie intime e collettive, che ci porta a riconoscere - come ha fatto Mariella Fassino - che "le nostre storie cominciano lì".
Non solo storie anagrafiche, come nel caso dell’autrice, naturalmente. Ma storia collettiva del nostro paese, dell’intero occidente, della storia di quella libertà conquistata allora che è ancora oggi il pilastro su cui poggia l’Europa di oggi- Ed è per questo che Stefano Rossi ci ricorda quanto il 9 maggio, Festa dell’Europa, sia intimamente collegata al 25 aprile: senza la Liberazione non sarebbe stato possibile l’avvio del processo di integrazione europea; senza il rafforzamento dell’Unione europea, oggi, gli ideali della Resistenza rischiano di essere svuotati.

Non si tratta di retorica. Si tratta di storia, della sua importanza - soprattutto nell’epoca della cosiddetta post-verità - e di principi e valori inderogabili della nostra convivenza civile. E, è bene ricordarlo, la storia è materia ben diversa dalla memoria, per sua natura personale - o familiare - e per questo facilmente divisiva, anche per il suo portato emotivo.
E allora, pur auspicandoci - ma non illudendoci - che la memoria possa diventare collettiva e nazionale - per ora non resta che difendere la Storia. 

Prima di salutarvi, in questa stagione di feste civili, non possiamo non dedicare un pensiero al prossimo 1° maggio, attraverso le parole di Savino Pezzotta che, nella "Stanza del pensiero critico", mette a nudo una fragilità politica preoccupante e un cambiamento rimasto incompiuto, tra le macerie di una retorica spesso vuota e le sfide di un mondo del lavoro precario, il filo rosso che lega la Liberazione alla Festa dei Lavoratori è proprio la necessità di non abbassare la guardia, trasformando il ricordo in un’azione critica, capace di incidere sulla realtà e di riscattare la dignità di ogni cittadino.

 

E allora, buona settimana e buona festa dei lavoratori!