11 maggio- LA SETTIMANA DE LA PORTA DI VETRO

11-05-2026 - Notizie

Care amiche e cari amici,

 

il nostro racconto della settimana questa volta si concentra sulla situazione economica e politica del nostro paese, alla luce dei “grandi annunci della politica”, a cui sempre più spesso corrispondono buchi neri dei bilanci, e che rischiano di acuire quel senso di rassegnazione che sembra aver avvolto la nostra coscienza collettiva.

Il punto di partenza è quella che Gian Paolo Masone definisce la "dura realtà dei conti". Esiste un fenomeno che l'autore chiama "effetto annuncio": una strategia di comunicazione politica che punta a suscitare entusiasmo per eventi non ancora realizzati, ma che si scontra brutalmente con i dati ISTAT. 
Ultima notizia in questo senso, in ordine cronologico, è la conferma definitiva del rapporto deficit/PIL, attestatosi al 3,1%, così che l’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo - e il ricco menù di spese e bonus pre-elettorali che avrebbe provocato - appare rimandata a data da destinarsi, rendendo tecnicamente impossibile la programmazione di nuove spese per il 2026.

Questa difficoltà non è casuale, ma figlia di una gestione delle risorse pubbliche che oggi presenta un conto salatissimo. Come evidenziato da Rocco Artifoni, l'Italia si trova in una morsa finanziaria: un euro su dieci delle nostre tasse non serve a finanziare ospedali o scuole, ma viene bruciato per pagare gli interessi sul debito pubblico. È una zavorra che sottrae ossigeno allo sviluppo, rendendo ogni promessa elettorale una scommessa sulla pelle dei servizi futuri.

 

Questa fragilità economica si traduce in scelte politiche che colpiscono i più esposti.
Tra i diritti più colpiti citiamo certamente quello relativo alla casa.
L'approfondimento di Pasquale Fedele, ad esempio, mette in luce un problema strutturale drammatico: mentre il mercato della casa privato diventa inaccessibile per ampie fasce di popolazione, l'offerta pubblica rimane ferma a percentuali irrisorie rispetto alla media europea. La carenza di investimenti e la gestione frammentaria hanno trasformato l'alloggio popolare da pilastro del welfare a simbolo di degrado o abbandono, lasciando migliaia di famiglie in una precarietà abitativa che alimenta ulteriormente le disuguaglianze.

 

Un altro caso emblematico è quello del diritto alla salute. In Piemonte, la gestione della sanità è stata al centro di un acceso dibattito, che nella scorsa settimana ha monopolizzato i lavori del Consiglio Regionale, impegnato nell’approvare una variazione di bilancio; in un'intervista Maria Grazia Breda mette in luce come il disavanzo delle Asl superi i 200 milioni di euro, portando a tagli che colpiscono duramente i non autosufficienti. Come dice Breda, “pare che ovunque si tiri la coperta, a rischiare di restare ancora più al freddo siano i non autosufficienti", in uno scenario in cui già oggi il peso della cura ricade quasi interamente sulle famiglie e, in particolare, sulle donne.

 

Proprio sulla condizione femminile si sofferma l'editoriale di Emmanuela Banfo, che descrive il "perdurante equilibrismo" in cui vivono le madri e le donne in Italia. In questo contesto, celebrare la Festa della Mamma diventa un esercizio retorico, se non si guarda alla realtà di un sistema che non offre supporti strutturali: la genitorialità è ancora vissuta come un ostacolo alla carriera e il carico del lavoro domestico e di cura rimanga una questione privata e solitaria. È un riflesso di quel welfare carente che, mentre brucia risorse negli interessi sul debito, costringe le donne a una scelta impossibile tra realizzazione personale e obblighi familiari.

Eppure, per non abbandonarci al pessimismo e alla rassegnazione, è importante parlare anche dei modelli di risposta concreta che nascono sul territorio. È il caso di Dambé So, l'ostello sociale nel Saluzzese di cui ha scritto per noi Giovanni d'Ambrosio, che rappresenta un'alternativa civile allo sfruttamento dei lavoratori agricoli stagionali. Questa struttura dimostra che è possibile costruire percorsi di dignità, integrando accoglienza e supporto legale, trasformando anche la gestione della stagionalità in un'opportunità di civiltà per l'intero territorio.

Queste esperienze sono l'unico antidoto a quella che Savino Pezzotta definisce come la pericolosa "rassegnazione del male", per non scivolare verso una forma di assuefazione in cui l'ingiustizia viene accettata come un fatto inevitabile, alimentata dal dogma del "non ci sono alternative". Il rischio maggiore è l'indifferenza, “indignarsi per qualche ora, mentre poi tutto viene riassorbito dal flusso continuo delle informazioni"


Rifiutare l'anestesia collettiva è possibile. Si tratta di una scelta politica concreta, per far sì che ogni ingiustizia non diventi la nostra normalità.

 

Ma un altro antidito alla rassegnazione proviene direttamente dai nostri consigli di lettura: questa settimana Piera Egidi Bouchard ha scritto per noi di "Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia"; un "lavoro epocale", che racchiude nelle sue 655 pagine anni di storia e di lotte per rendere il nostro paese più giusto. Il segno, tangibile ed evidente, che le cose sono migliorate, e che possono continuare a farlo.

 

Buona settimana e a lunedì prossimo!