
Care amiche e cari amici,
in questa edizione della nostra newsletter, vi proponiamo di partire da un interrogativo, pressante: chi ascolta davvero chi e cosa accade quando le “stanze dei bottoni” hanno ormai perso contatti con la base sociale di cui dovrebbero essere espressione?
Per questo “viaggio”, partiamo dal nostro paese, ed in particolare dalla politica progressista, avvitata in una strana “paralisi geometrica”. La riflessione di Indiscreto controcorrente parte dalla ripetizione di quello che - ben lungi da essere un problema superato - rischia tuttavia di diventare un vecchio cliché, ma da cui non ci si può sottrarre: la sinistra deve ascoltare la sua base.
Eppure, una domanda preliminare, e l'indiscrezione... qui diventa un titolo di merito, deve essere posta: qual è la base autentica, oggi? I grandi aggregati tradizionali come la classe operaia si sono ridimensionati, e tuttavia la voce del Paese reale si fa comunque sentire, come accaduto di recente con le mobilitazioni giovanili per i referendum sulla giustizia o contro le guerre. Però, nulla è cambiato: la risposta dei vertici rimane confinata a una stanca ritualità, fatta di dilemmi sulle primarie o sulla forma da dare alle coalizioni, descritte scherzosamente come un "campo largo o ristretto come il caffè".
Su questa spaccatura interviene Dunia Astrologo, concentrandosi invece sulle cause della "povertà dall'offerta politica della Sinistra" evidenziando come i partiti odierni, a partire dal PD, abbiano ormai perso la forza organizzativa del passato e come, mentre i militanti sul territorio portano avanti un lavoro prezioso, i vertici a Roma litigano, ignorando che "mentre si discute, Sagunto viene espugnata" dalle riforme della destra.
Questa incomunicabilità tra classi dirigenti, militanti e cittadini non è un'esclusiva nostrana, ma il riflesso di dinamiche globali ben più imponenti. Lo ricorda Savino Pezzotta, osservando attentamente gli Stati Uniti nel giorno del loro 250° anniversario. La sua analisi ci permette di affrontare i problemi in “anticipo”, perché “i paesi economicamente dominanti anticipano ciò che può accedere qui"; e allora, una delle lezioni da apprendere è che quando il lavoro perde potere e viene messo all'angolo a favore del capitale, perde anche la democrazia.
Ma se in Occidente il distacco tra potere e popolo si traduce in impoverimento, nei regimi autoritari assume contorni drammatici: Alberto Scafella ci porta dentro l'ambivalente piazza del regime iraniano, convocata in occasione dei monumentali funerali della Guida Suprema Khamenei. Le telecamere indugiano su una folla immensa, che vorrebbe mostrare al mondo una definitiva prova d'amore, e che tuttavia non può che trasmettere anche paura, obbligo, pressione sociale, ricordandoci la tragedia delle migliaia di donne e giovani morti nelle carceri o repressi per aver chiesto dignità e libertà.
In tutto questo, mentre i partiti progressisti faticano sempre di più a trovare - e successivamente a parlare - con la propria base sociale, mentre i potenti sognano di trasformarsi in monarchi e le dittature negano la libertà, c'è un lembo di terra che in questo ultimo decennio abbondante ci ha più volte mostrato la complessità del mondo che ci circonda, in tutta la sua urgenza umanitaria: Lampedusa. E come ha raccontato Luca Rolandi, proprio il 4 luglio – in una studiata contrapposizione simbolica con l'anniversario dell’indipendenza statunitense – il Papa Leone XIV ha voluto essere sull'isola per abbracciare i migranti, definiti il "volto di Dio", e l’esigenza di “accogliere, proteggere, promuovere e integrare".
D’altra parte, 250 anni fa, i padri fondatore degli Stati Uniti d'america scrivevano che “riteniamo queste verità di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che tra questi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”
Sappiamo bene quanto un testo fondativo di una comunità debba avere, tra le sue caratteristiche principali, quello di saper superare la prova del tempo, rimanendo attuale, soprattutto nei suoi principi essenziali; eppure, a rileggere oggi quelle parole, quelle verità ci sembrano tutt’altro che “self-evident”.
E forse, sei dei principi che sembravano “evidenti” e “pacificamente affermati” (almeno sulla carta, perché sappiamo che la storia avrebbe seguito dei percorsi molto più turbolenti) oggi sono messi in discussione da derive autoritarie e leader populisti, è giunto il tempo davvero di riflettere profondamente, ma soprattutto di agire.
250 anni fa negli Stati Uniti - ma potremmo citare la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino francese poco più di un decennio dopo, in un viaggio ideale che arriva fino alla nostra Costituzione e alle carte costituzionali del XX secolo - eravamo stati in grado di immaginarci il futuro.
La domanda allora, rimane una: cosa ci impedisce di farlo, oggi, senza che l'unico futuro previsto sia un ritorno al passato?
Grazie per l’attenzione,
Buone letture e alla prossima settimana!
