
di Nandino Capovilla
STAVOLTA SE NE SONO ACCORTI tutti i media, anche perché siamo un fiume di gente (e quasi tutti preti!) per le strade di Roma e piú di cento tra sacerdoti e vescovi non capita tutti i giorni vederli insieme. Soprattutto colpisce l'inequivocabile chiarezza della posizione "contro il genocidio", e la trasparenza delle motivazioni, dalla preghiera alla denuncia. Lo evidenzia da Gerusalemme il patriarca emerito scrivendoci un messaggio: "Cari sacerdoti di Cristo, che avete avuto il coraggio di chiamarvi "Preti contro il genocidio", pregate per Gaza, dove quel genocidio, che voi non volete dimenticare ogni volta che vi collegate come preti, non si potrà più cancellare dalla storia. E non dimenticate la West Bank, dove la pulizia etnica sta giorno dopo giorno sottraendo tutto a noi palestinesi'.
IN UNA SOSTA SOTTO L'AMBASCIATA DELLA PALESTINA presso la Santa sede – il Vaticano ha riconosciuto ufficialmente lo Stato palestinese -viene intonata una canzone dedicata a Taybeh, sottoposto a incursioni da parte dei coloni israeliani. Io faccio un video e lo mando al parroco che due minuti dopo, dalla Cisgiordania, mi risponde con un commosso emoji su WhatsApp!
QUANDO IL CORTEO arriva a piazza Monte Grappa, sotto la sede di Leonardo, principale azienda armiera italiana di solidi rapporti commerciali con Israele, è ormai evidente il coraggio di questi 'Preti contro il genocidio": «Siamo qui per chiedere lo stop alla vendita di armi a Israele», spiega don Rito di Sorrento. «Dentro quel palazzo ci sono intelligenze messe a servizio della guerra», incalza il vescovo Giovanni Ricchiuti. Ancora più esplicito il vescovo di Manfredonia Moscone: «La Corte penale internazionale dovrebbe spiccare mandati di cattura per tutti coloro che siedono nei Consigli di amministrazione di Leonardo e di tutte le aziende che fabbricano e vendono armi per le guerre».
