Care amiche e cari amici,
Questa settimana ci sono alcune cifre da cui partire, quelle che Rocco Artifoni cita in apertura del suo contributo sulla legge di bilancio: “13 contro 23, anzi contro 10”. Da una parte i 113 miliardi di evasione fiscale e contributiva stimati per il 2023, dall’altra una manovra da 23 miliardi per il 2027, che scendono a 10 effettivi perché 13 sono deficit, cioè debito da restituire con gli interessi.
E mentre la pressione fiscale ha toccato il 43,5% del Pil, il livello più alto dal 2014, la categoria che evade di più (lavoro autonomo e impresa, con un gap del 60% sull’IRPEF) potrebbe ricevere un ulteriore regalo: nel Governo si discute di alzare da 85mila a 100mila euro il tetto della flat tax. Siamo, osserva Artifoni, alla vigilia delle elezioni, e l’equità fiscale non sembra più un valore condiviso.
A questa Italia con poche risorse e molte ingiustizie si somma un conto che nessuno ha votato, e che Stefano E. Rossi, nella sua “Settimana finanziaria”, mette in fila partendo dai dati Eurostat: a settembre l’inflazione energetica è al +17,6% nell’Unione e al +22,6% in Italia, con un Brent salito da 63 a 109 dollari dopo lo scoppio della guerra a Hormuz del 28 febbraio.
Difficile leggere ciò che accade nelle nostre strade e nelle nostre piazze separandolo da questo quadro.
Autotrasportatori e agricoltori sono stati i primi a protestare, come racconta Francesco Adamo: da due settimane il Mezzogiorno è attraversato da presidi contadini nati contro il caro carburanti, con epicentro la Calabria, dove le aziende agricole superano le 90mila e il reddito è schiacciato dal doppio effetto di costi in rialzo e prezzi dei prodotti in calo. Le autocisterne dei "padroncini" - serbatoio... di voti del centro destra - bloccate hanno lasciato a secco molti distributori, e la protesta si è allargata a Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia, dove la tensione ha coinvolto anche i pescatori. Adamo denuncia il “silenzio assoluto della stampa nazionale”, a fronte della solidarietà trasversale dei sindaci e della Cgil di Cosenza, e si chiede se i contadini si uniranno al corteo di Roma sulla piattaforma sindacale contro riarmo, taglio al welfare, lavoro povero e inflazione.
Una distanza tra Palazzo e territori che emerge anche dall’altra vertenza di questi giorni, quella dei lavoratori ex Ilva, raccontata da Alberto Ballerino.
È in questo clima che si inseriscono le manifestazioni degli studenti.
Sugli scontri è particolarmente interessante leggere la voce della Silp-Cgil Piemonte, il sindacato di polizia, con una dichiarazione del segretario generale Nicola Rossiello.
Rossiello ricorda che quella tensione non nasce dal nulla e dipende anche dalla difficoltà della politica, a ogni livello, di ascoltare e rispondere; riconosce nella piazza degli studenti un fatto democratico, con contenuti condivisibili e tutelato dall’articolo 17 della Costituzione, anche quando le parole d’ordine non coincidono con le proprie. Ai poliziotti, aggiunge, spetta il compito di ascoltare prima di giudicare, perché molte di quelle rivendicazioni toccano scelte che la generazione adulta ha compiuto, o lasciato compiere, negli ultimi decenni.
Altrettanto netta è la condanna delle violenze e dei danneggiamenti riportati dalle cronache in particolare da parte di chi agisce a volto coperto, che toglie credibilità a chi protesta a viso aperto. “La democrazia sopporta il conflitto”, conclude, ma non può sopportare che la violenza di pochi diventi il racconto di una generazione intera.
Una riflessione che prosegue nell’Editoriale della Domenica di Domenico Cravero, che descrive una società di adulti fragili, che ha chiuso gli spazi del gioco e dell’incontro e ha lasciato i ragazzi soli tra relazioni digitali e corsa alla prestazione, convincendoli che si cresce non più per trasgressione ma per delusione. Il paradosso, nota, è che in un mondo diventato totalmente disponibile ci sentiamo impotenti, e di fronte a questa impotenza la reazione aggressiva è la risposta più facile. E allora, se l’intento è davvero capire e risolvere i problemi, di fronte alla violenza non basta la condanna: occorre ascoltare.
Quanto questo processo sia urgente lo dimostra ciò che è accaduto tra sabato e domenica. Come raccontiamo la rabbia è sfociata in saccheggi e violenze a Roma, Bologna, Torino e Milano, con lunghi elenchi di arresti, tra cui decine di minorenni, e numerosi agenti feriti nei pronto soccorso, alcuni in modo grave.
In sostanza, si riconosce che “le domande superano le risposte”, davanti a una violenza che non ha un profilo ideologico netto come quelle del passato, e rimprovera ai vertici governativi una reazione di pancia: ignorare le proteste contro carovita, costi energetici e salari per puntare su risposte securitarie e repressive al nichilismo di chi vive senza prospettive.
Il cerchio così si chiude: dalle scelte inique di finanza pubblica alle bollette, dai campi alle fabbriche e alle scuole, è la stessa fragilità a presentare il conto. Se i cittadini si sentono coinvolti solo quando è il momento di pagare e non trovano ascolto né risposte dalle istituzioni, è davvero possibile stupirsi di ciò a cui stiamo assistendo? Se la via d’uscita è quella della paura o delle risposte securitarie, è lecito attendersi solo un esacerbarsi del conflitto, barattando la soluzione dei problemi con qualche decimale in più nei sondaggi e, forse, nel voto.
Il lavoro necessario passa invece dalla ricostruzione di luoghi di incontro e di ascolto. Molto più faticoso di una risposta che prometta soltanto “legge e ordine”, eppure, sicuramente, più utile. Altrimenti gli scontri di questi giorni rischiano di trasformarsi in un triste prologo a un futuro ben peggiore.
Prima di salutarvi, spazio come di consueto ai consigli culturali, questa volta dedicati a un ciclo di incontri promosso da La Porta di Vetro. Lunedì prossimo, 26 ottobre, negli spazi di SocialFare in via Maria Vittoria 38 a Torino, prende il via per il secondo anno consecutivo il ciclo di incontri dedicato all’Intelligenza Artificiale e ai suoi impatti individuali e collettivi.
Gli incontri si terranno dalle 17.15 alle 19.45, a ingresso libero.
Si tratta, nel nostro piccolo, di un’occasione proprio per fare ciò che questa newsletter suggerisce: sedersi, ascoltare, discutere. Vi aspettiamo!
Buone letture e buon inizio settimana.
A lunedì prossimo