
Palestina Un nuovo capitolo dello scontro tra il Vaticano e Israele sulla condotta dell'offensiva a Gaza. E Bergoglio denuncia: le autorità israeliane hanno impedito al cardinale Pizzaballa di entrare nella Striscia
Il manifesto 22 dicembre 2024
Luca Kocci
A Gaza non si combatte una «guerra» ma si compiono «crudeltà». Papa Francesco punta ancora una volta l’indice contro il governo e le forze armate israeliane – pur senza nominarle espressamente – per il massacro che stanno compiendo nei confronti della popolazione palestinese di Gaza.
L’OCCASIONE è stata fornita, ieri mattina, dal tradizionale discorso in Vaticano per gli auguri di Natale alla Curia romana, quest’anno dedicato al «dire bene» piuttosto che criticare e mettere in cattiva luce gli altri. Ma prima ancora di cominciare, Bergoglio ha chiuso i fogli con il testo ufficiale e ha parlato a braccio. Prima per rendere noto che venerdì al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, è stato impedito di «entrare a Gaza, come avevano promesso» (le autorità israeliane in serata hanno comunicato l’autorizzazione a entrare nella Striscia).
Il papa ha poi denunciato l’ennesima strage compiuta dall’esercito di Tel Aviv: «Ieri (venerdì, ndr) sono stati bombardati dei bambini. Questo è crudeltà. Questo non è guerra», ha detto il pontefice. Che infine, nel discorso ai cardinali e ai prelati della Curia, citando Doroteo di Gaza (un monaco cristiano del VI secolo), ha ribadito: «Sì, proprio di Gaza, quel luogo che adesso è sinonimo di morte e distruzione, ma che è una città antichissima».
Il giorno precedente, durante una lunga intervista all’emittente argentina cattolica Canal Orbe 21, il papa aveva in un certo senso anticipato il tema di una guerra tesa all’annientamento indiscriminato delle persone che vivono a Gaza: «Quando ti trovi di fronte a una mamma con i suoi due bambini che passa per la strada perché è andata a prendere qualcosa a casa e torna alla parrocchia dove sta vivendo e la mitragliano senza motivo, quella non è una guerra, con le regole normali di una guerra. È tremendo».
Parole molto simili a quelle che lo stesso Bergoglio aveva pronunciato esattamente un anno fa, all’Angelus da piazza San Pietro del 17 dicembre 2023, segno che la situazione non è cambiata. «Continuo a ricevere da Gaza notizie molto gravi e dolorose – aveva detto Bergoglio – Civili inermi sono oggetto di bombardamenti e spari. E questo è avvenuto persino all’interno del complesso parrocchiale della Santa Famiglia, dove non ci sono terroristi, ma famiglie, bambini, persone malate e con disabilità, suore. Una mamma e sua figlia, la signora Nahida Khalil Anton e la figlia Samar Kamal Anton, sono state uccise e altre persone ferite dai tiratori scelti, mentre andavano in bagno».
Non è la prima volta che il pontefice si scontra con il governo israeliano. L’ultima, un mese fa, per una frase contenuta nel suo libro La speranza non delude mai. Pellegrini verso un mondo migliore: «A detta di alcuni esperti – scrive il papa – ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio. Bisognerebbe indagare con attenzione per determinare se s’inquadra nella definizione tecnica formulata da giuristi e organismi internazionali».
IMMEDIATA la reazione dell’ambasciata israeliana presso la Santa sede, che rivendicò il «diritto all’autodifesa» di Israele dopo il «massacro genocida» compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023: «Qualsiasi tentativo di chiamare questa autodifesa con qualsiasi altro nome significa isolare lo Stato ebraico», concluse l’ambasciatore di Tel Aviv, bacchettando Bergoglio.
A mettere il punto fu il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, pochi giorni dopo: «Bisogna studiare queste cose, ci sono dei criteri tecnici per definire il concetto di genocidio. Il papa ha detto quello che noi abbiamo sempre ribadito».
