
Di Antonio Gibelli
Talvolta diciamo "scomparsi" o "caduti" per non dire "morti". E' un eufemismo usato per discrezione. Per i migranti che muoiono non è così. Molti letteralmente scompaiono, in fondo al mare. Alcuni di loro affiorano e si spiaggiano sulla sponde del Mediterraneo: corpi in decomposizione. Sono le salme alle quali tenta di dare un nome la biologa Cristina Cattaneo con la sua instancabile équipe. Tra loro quel bambino con la pagella cucita all'interno di una tasca: il documento di identità per il viaggio della speranza. Uscito solo per questo dall'anonimato.
Ora sentiamo dalle cronache più attente (poche) che negli ultimi dieci giorni in Italia ne sono stati recuperati 13. Ma il loro numero è stimato in circa 1000, sulla base di vari indizi tra cui le grida d'allarme di congiunti che ne hanno perso le tracce. Chi è causa di queste morti? La ferocia dei libici o dei tunisini che li traghettano a pagamento per poi abbandonarli a se stessi? O la furia del mare in tempesta? No. La colpa è della mancata organizzazione di un sistema di soccorso europeo. E' dell'ostilità dei governi europei, Italia in testa, verso chi i soccorsi li fa ispirandosi a ragioni umanitarie e al diritto del mare: le Ong, ostacolate, multate, sequestrate, costrette a cercare approdo a miglia di distanza dal luogo del recupero.
Dunque, omissione di soccorso? Non solo. Queste morti non sono casuali, ma volute, certo messe nel conto. L'intento è quello di fermare il percorso dei migranti. Non devono partire. Non devono arrivare, per questo finiscono in fondo al mare. Gli sbarchi si riducono? Forse quelli dei vivi. I migranti morti qualche volta arrivano, ma non fanno paura. Lo spettro dell'invasione sbiadisce, il consenso cresce.
Come chiameremo questo stillicidio? Non ditemi che non si deve abusare del termine genocidio. Nella storia umana i genocidi sono tanti, uno diverso dall'altro, tutti diversi da quello che si è giustamente conficcato nella nostra memoria come il prototipo, come il peggiore delitto del XX secolo. Anche questo dei migranti è un genocidio. Un genocidio pacifico, cioè senza spargimento di sangue. Il genocidio del popolo dei migranti, distrutto in quanto tale: in quanto popolo di persone che fuggono dalle guerre, dalle carestie, dalle persecuzioni. Un genocidio preterintenzionale.
