
“Quando Dio manda certe persone, come Raffaele Nogaro, non è perchè si scrivano dei libri su di loro ma perchè ci sia impossibile continuare a vivere e a pensare, come se non fossero mai venute fra noi” (Marco Campedelli).
Come si fa a non riconoscere che queste parole colgono nel segno, perchè esprimono ciò che sentiamo anche noi, nel profondo del cuore? Caro padre Nogaro o, meglio, come tu vorresti, caro fratello Raffaele, la Pasqua ormai imminente ci parla di resurrezione, che è il cuore di tutto il messaggio evangelico: e stiamo scoprendo che tanti segni di resurrezione li abbiamo avuti proprio da te. I tuoi gesti, le tue scelte, le tue opere, le tue parole hanno comunicato la resurrezione. Il Vangelo dice che un altro modo di vivere è possibile: tu ci hai comunicato proprio questo. Attraverso Gesù di Nazareth, Dio ha risposto al desiderio di felicità, che esiste in ogni essere umano; e tu sei stato un vero discepolo di Gesù, perchè ci hai fatto toccare con mano il senso e la novità delle beatitudini. Beati i poveri in spirito. Beati coloro che piangono. Beati i miti. Beati gli affamati di giustizia. Beati i misericordiosi. Beati i puri di cuore. Beati gli operatori di pace. Beati i perseguitati, a causa della giustizia. Quale di queste beatitudini tu non hai incarnato e testimoniato? Per questo, sei stato felice ed hai vissuto una vita bella, buona e beata! Ci hai trasmesso che ognuno di noi è chiamato a realizzare, nella sua vita, una piccola anteprima del Regno di Dio. E che vivere coerentemente la fede comporta il coraggio di dire verità scomode. In questi giorni, anche tu avresti gridato forte contro i mercanti della morte, perchè “implorare la pace e il disarmo non è ingenuità; l'unica vera ingenuità è credere che la guerra salvi; l'unica vera follia è pensare che si possa continuare a incendiare il mondo, senza bruciare con esso” (Mimmo Battaglia). Ci hai fatto capire che la tecnocrazia,ora imperante, occulta la verità sulla condizione umana, riduce l'uomo a strumento funzionale di un sistema, dove conta solo il benessere materiale e il successo personale, dove si esalta l'individualismo più sfrenato e si rimuove la sostanziale fragilità dell'uomo. La ricerca del proprio benessere diventa un surrogato della felicità piena, a cui invece l'uomo aspira. Quando pensiamo alla resurrezione, ci sentiamo sempre spiazzati. Ma tu ci hai dimostrato che essa si può già sperimentare nella nostra fragile esistenza, perchè Dio vuole la felicità dell'uomo, già qui sulla terra. E credere nella resurrezione di Gesù è credere che anche noi siamo coinvolti in essa. Ripercorrendo la tua vita, il tuo impegno per la pace, per la legalità, per l'ambiente, per la cultura, per gli immigrati, per gli operai, per gli ultimi e poi, ripercorrendo anche il tuo instancabile annuncio del Vangelo, attraverso i tuoi scritti, i tuoi discorsi, le tue omelie, forse capiamo meglio cosa vuol dire “Resurrezione” nella nostra vita. Essa è la trasfigurazione di tutto ciò che siamo: le nostre ferite, i nostri fallimenti, le nostre delusioni si possono trasformare in perle; le nostre energie inespresse si possono trasformare in tenerezza, in relazione, in condivisione. L'annuncio che il Regno di Dio è vicino vuol dire che la felicità è a portata di mano, proprio qui nella nostra vita. E il senso di queste parole lo abbiamo capito da te. Perchè tu sei stato un innamorato pazzo di Gesù. Il Vangelo tu non lo hai solo spiegato ma lo hai “abitato” e hai saputo renderlo “bello” a chiunque. A Natale, nella tua penultima omelia, hai addirittura parlato della tua “trasfigurazione” : cosa che nessuno, mai, aveva osato dire in pubblico o in una liturgia. Hai espresso un coraggio, un'audacia, una serenità, una fiducia, un abbandono, che hanno toccato profondamente il nostro animo. Ci hai trasmesso il senso vivo dell' incarnazione, il “profumo” della vita, della vita che “non muore”. Simone Weil diceva: “non da come parli ma da come vivi, mi accorgo se hai soggiornato nel Signore” e noi abbiamo capito che tutta la tua testimonianza di vita e tutta la tua carica profetica nascevano da una profonda intimità con il Vangelo. La tua fede, cioè l'esperienza di amore, vissuta nell'incontro personale con Gesù, si traduceva in un amore sconfinato per il prossimo, in uno straordinario impegno civile, in un annuncio appassionato della “bella notizia”. Fratello Raffaele, ti diciamo “grazie”, perchè tutta la tua vita è un messaggio di resurrezione, che ci aiuterà ad illuminare la nostra Pasqua. Perchè avvertiamo, dentro di noi, che non ci sarà possibile continuare a vivere e a pensare, come se tu non fossi mai venuto fra noi!
Pasqua 2026 Nicola Schiavone
