20 aprile - LA SETTIMANA DE LA PORTA DI VETRO

20-04-2026 - Notizie

Care amiche e cari amici,

 

 

Il panorama internazionale continua ad essere un mosaico frammentato, dove la tenuta delle istituzioni democratiche sembra vacillare sotto il peso di una "guerra mondiale a pezzi", con una pericolosa sovrapposizione tra bellicismo, violenza che agita la società e crisi dei sistemi civili.

La domanda chiave rimane sempre la stessa: come si salva la democrazia mentre lo stato di diritto sembra “alle corde"?

Per provare a rispondere a questa domanda, è particolarmente preziosa l’analisi di Marcello Croce, che analizza il contesto internazionale in chiave storica, sottolineando che, mentre eravamo quasi “distratti”, in una fase in cui il “vuoto politico” è stato “sublimato dai miti del mondialismo, della globalizzazione mercantile neo-liberista”, abbiamo assistito ad una precipitosa involuzione evidenziatasi nelle istituzioni americane, dopo il 1989, con un “intrinseco legame tra democrazia e guerra, esattamente come se la condizione per prevenire la guerra civile fosse la guerra portata fuori dei propri confini”.

 

In questo scenario, mentre la politica cerca successi mediatici (non ultimi, gli annunci di storici accordi diplomatici tra Israele e Libano riportati da Vice e un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti che sembra poter fallire ad ogni minuto) sul campo la realtà è definita da una nuova e inquietante grammatica del conflitto.

 

Il sequestro di una nave cargo iraniana da parte della Marina USA segna un ulteriore innalzamento della tensione in un’area dove l’incidente è sempre dietro l’angolo, in un contesto nel quale, come ricorda Michele Corrado, robot e droni sono ormai i protagonisti dei campi di battaglia, portando la guerra in una dimensione post-umana che interroga le nostre coscienze.

 

Ma la crisi delle democrazie non si evidenzia solo nello scenario internazionale. Come scrive Nicola Rossiello, “c'è un momento preciso in cui una democrazia smette di essere tale: quando lo Stato recluta i difensori dei cittadini per servirsi di essi contro i cittadini stessi”. E con l'approvazione al Senato del decreto sicurezza, e con esso dell'articolo 30 bis, “il governo intende trasformare la difesa legale in uno strumento di politica migratoria”. Persino le figure tradizionalmente poste a tutela del cittadino subiscono una metamorfosi preoccupante: l’avvocato rischia di trasformarsi in un involontario "agente di espulsione", mentre i CPR appaiono sempre più come buchi neri della legalità, zone d'ombra dove la dignità umana viene sospesa in nome di politiche di controllo sempre più rigide.

 

Per provare a rispondere alla domanda di apertura, o meglio per provare a difendere la democrazia, si rendono necessari diversi cambi di paradigma.

Sia a livello di politica interna, come scrive ancora Rossiello, per quanto riguarda la gestione della sicurezza - che va ripensata - per smettere di credere che "l'ordine pubblico potesse essere instaurato solo a scapito delle libertà”, sia a livello internazionale.


Partendo dai risultati delle elezioni ungheresi, Mercedes Bresso mette in guardia dalla polarizzazione e dagli "errori politici in campo internazionale, invitando l’Unione europea, i governi ma anche i movimenti di opinione a non “adottare comportamenti che portino danno alle opposizioni”, rischiando invece così di rafforzare governi autoritari e/o sovranisti e rendendo sempre più difficili le ribellioni dei cittadini".

In questi mesi siamo testimoni di quanto successo in Iran, dove il regime sembra essersi paradossalmente rafforzato dopo mesi di bombardamenti, a danno dei cittadini e del futuro del paese.

E allora l'esempio Ungheria - condannata ripetutamente ma mai esclusa dalla "comunità internazionale" - dove “il vento del cambiamento” è arrivato la scorsa settimana, potrebbe estendersi anche ad Israele, nella speranza che “quel vento diventi un ciclone che spazzerà via Netanyahu”

E, ci permettiamo di aggiungere, anche agli Stati Uniti, in attesa delle prossime elezioni di metà mandato.

 

Prima di salutarvi, come di consueto, spazio alla cultura: Giuseppe Busso ci scrive che a Chivasso, fino al 3 maggio, sarà possibile riscoprire Emilio Salgari, grazie ad una mostra ospitata a Palazzo Einaudi, in via Lungo Piazza d’Armi 6.

 

Vista la settimana, poi, è doveroso in augurio a tutte e tutti, in anticipo: buon 25 aprile, buona festa della liberazione! E che lo spirito di quei giorni del 1945, possa giungere fino a noi.

 

Grazie per l'attenzione,

A lunedì prossimo!