Notizie

La settimana de La Porta di Vetro

Care amiche e cari amici, ricorre oggi il terzo "anniversario" dell'invasione russa in Ucraina. Da quel 24 febbraio del 2022 moltissimo è cambiato, ma forse mai velocemente come negli ultimi sette giorni. Una settimana che si è aperta con il discorso del vice-presidente statunitense J.D. Vance, che si è configurato come una vera e proprio "lezione" agli alleati europei, almeno nelle intenzioni di chi parlava, e che ha suscitato non poche perplessità non solo nelle principali cancellerie del vecchio continente, ma anche nell'opinione pubblica, europea e statunitense.

Rev. Jerry Pillay

Parole durissime da parte del segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (WCC), rev. Jerry Pillay, che ha descritto il “piano” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Gaza come “equivalente a proporre una pulizia etnica su vasta scala e una neocolonizzazione della patria di 2 milioni di palestinesi di Gaza”...

Cristiani servi dell’imperatore

Con Donald Trump si torna al IV secolo

Il teologo Vito Mancuso: "Gesù è l'esempio più radicale di opposizione al potere di questo mondo. Nella Bibbia giustificazione per qualunque efferatezza, ma va conservata l'umanità" 

I GUARDIANI DELLA BELLEZZA

Il Fondo per l’Ambiente Italiano compie 50 anni. Ha l’intelligenza che serve il bene. In un mondo che si consuma, la coscienza si educa anche attraverso la cura.

L’intervento del prof. Vito Mancuso al convegno nazionale del Fai presso il Teatro alla Scala di Milano per il ’50 di fondazione.

Perché l’obbedienza è di nuovo una virtù

Fece bene don Milani nel 1965, esattamente sessant’anni fa, a dichiarare che “l’obbedienza non è più una virtù”? Io penso di sì, oggi però, guardando lucidamente la condizione della società, bisogna a mio avviso riaffermare il contrario: l’obbedienza è una virtù, una delle più alte...

Vito Mancuso - 3 febbraio 2025 - La Stampa (pubblicato con autorizz dell'autore)

Newsletter 27 gennaio

Care amiche e cari amici,

come ben sapete, le Nazioni Unite hanno riconosciuto il 27 gennaio come Giorno della Memoria, una data nella quale ricordare il genocidio di donne e uomini di origine ebraica.

Una giornata che, come scrive Anna Foa, non si può restringere alla commemorazione dei morti, ma deve tradursi in "un monito per il futuro", perché "non deve ridursi al ricordo di ciò che è stato: deve aiutarci a impedire che simili tragedie si ripetano”...