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Cari amici,
tutto è cominciato quando l’uomo, nel giardino, ha dato il nome alle cose, Dare il nome alle cose è il primo passo per conoscerle, padroneggiarle, se del caso combatterle. Per questo si discute tanto se definire o no la Meloni fascista, e si insiste sulla litania dell’aggressore-aggredito. Ma nella divisione manichea del mondo, tanto cara all’Occidente, tra quelle che sono chiamate “democrazie” e le cosiddette “autocrazie”, dove collocare l’America di Trump che è eletto a furor di popolo ma sovverte le regole del potere, malmena i giudici, governa per decreti esecutivi e vuol conquistare la Groenlandia e il Canada? E che nome dare a Israele dove pure si vota, ma che si definisce come Stato etnico, esclusivo e confessionale?

di Enzo Bianchi - La Stampa, 27 marzo 2025
Negli ultimi tre anni della mia vecchiaia mi ha abitato sovente l’esperienza del male fisico, il male vissuto nel mio corpo a causa di malattie e cure lunghe e gravose. Ho provato ciò che quasi tutti, prima o poi nella loro esistenza, vivono penosamente, con fatica e soprattutto schiacciati dall’enigma del perché.

Essendo ormai in una fase conclusiva del Cammino sinodale le schede presenti nello “Strumento di lavoro” propongono un’ampia serie di “scelte possibili”. […] Tra le “scelte possibili” che la Rete sinodale indica troviamo: l’accesso delle donne a tutti i ministeri; l’attribuire ai laici la possibilità di tenere l’omelia; il dare vita ad una sperimentazione liturgica per ritrovare un linguaggio capace di parlare ai credenti di oggi; l’accoglienza nelle comunità delle persone lgbt;..…

L’ANGOSCIA DELLA MORTE TOCCA ANCHE IL PAPA E NON C’È NESSO CON LA FEDE IN DIO
Cosa diremo noi quando sarà il nostro momento? Cosa diremo in quell’istante che a ragione è detto “fatale”, perché segnerà in modo irrevocabile l’incontro con il supremo Fato? Quali parole ci saliranno dal cuore di fronte alla morte che vedremo arrivare? La notte del 28 febbraio scorso è toccato a papa Francesco arrivare in quella situazione e, dall’intervista del Corriere della Sera al dottor Sergio Alfieri capo dell’équipe medica che l’aveva in cura, si è appreso che le parole del Papa sono state le seguenti: “È brutto”. Il medico ha aggiunto che “chi gli era accanto aveva le lacrime agli occhi”, a sottolineare il tragico livello emotivo della situazione. Come si muore? Come vivremo la nostra morte? Queste cupe parole del Papa ci possono insegnare qualcosa? …
Vito Mancuso, La Stampa 26 marzo 2025

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Padre Enzo Bianchi: "Non vuole diventare un'icona. Forse non potrà più viaggiare, ma non cambierà nulla"
Il Giornale - 11 marzo 2025
Intervista di Serena Sartini a Enzo Bianchi
Il Papa «ha scelto di farsi presente con la sua voce sofferente e flebile e non con una foto perché l'immagine poteva diventare un santino». «Lui vuole la verità, la trasparenza, e con la registrazione audio dà prova della sua sofferenza, non è un'icona». Padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, membro della fraternità Casa della Madia, parla al Giornale e riflette sul momento difficile che sta vivendo il Papato di Francesco.

Cara Europa,
ti scriviamo per dirti che ti siamo vicini, perché, dopo che hai perduto le tue coordinate, tutti ti strattonano, cercano di farti andare dove non vuoi, a perderti. Nella confusione, sono pure scesi in piazza, per dire le cose più diverse, abbandonandoti intanto a torvi governanti ben vestiti e ben armati, e in sostanza per esaltarti e tradirti...

Pubblichiamo la lettera che Francesco ha scritto al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, in risposta a un suo messaggio di vicinanza al Pontefice in questo momento di malattia in cui gli chiede di ribadire un appello per la pace e il disarmo sulle colonne del quotidiano milanese

Proponiamo il link del lungo articolo pubblicato da “Il Biellese” in occasione del 21 marzo e del passaggio a Biella di Franco La Torre.
LINK 1 articolo sulla prima pagina del BIELLESE del 18 marzo ’25;
LINK 2 articolo sulla seconda pagina del BIELLESE del 18 marzo ’25;
Domenico Cipolat
NOmafiebiella

La lettera di Papa Francesco al Corriere: «La malattia e la fragilità rendono più lucidi. Serve responsabilità, disarmiamo la Terra»...

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